HOUSE OF CARDS

ovvero: l’inutilità di raccontarci ciò che in fondo già sappiamo.

Ho visto i primi quattro episodi, più metà del quinto, di House of Cards, pluriosannata serie d’oltreoceano che racconta di che ‘belle persone’ gravitino nella politica americana… a un certo punto ho piantato lì perché ne avevo abbastanza; voglio dire: in fondo cosa ci dice “House of Cards”? Che i politici sono degli str***i. E grazie al ca**o, aggiungerei io… ma c’era bisogno di una serie per dircelo?

Insomma, che la politica sia fatta da stro**i non è certo una novità: lo sappiamo tutti che diciamo 9 persone su 10 tra quelle che ‘fanno politica’, la fanno per ragioni di potere e prestigio personale; i più ‘pragmatici’, come racconta anche Frank Underwood, protagonista di H.O.C. – interpretato alla grande da Kevin Spacey – per denaro, quelli più scaltri per il ‘potere’, potere che si traduce in quel particolare godimento che si trae quando, parlando con qualcuno, si ha la certezza di poterlo schiacciare come un insetto in qualsiasi momento…

In fondo, Underwood, Matteo Renzi e il ‘Califfo’ Al Baghdadi (quello dell’ISIS) si somigliano, appartengono alla stessa tipologia antropologica: sono persone che pur di conquistare e mantenere il potere farebbero carte false… certo, i metodi sono diversi: Underwood preferisce manovrare le persone come marionette (e quando ciò non è più possibile, togliersele dai piedi fisicamente, come ho letto andando a sbirciare tra le trame delle stagioni successive) Renzi se ne frega di chiunque altro che non sia sé stesso e va avanti, sicuro dell’appoggio dell’opinione pubblica e della sua capacità di comunicazione; Al Baghdadi va per le spicce e scanna i suoi avversari; chiaramente sono ‘metodi’ molto diversi, ma se entriamo nel merito, gli individui in questione appartengono alla stessa ‘schiatta’, hanno la stessa mentalità.

House of Cards in fondo afferma nient’altro che ‘il più pulito c’ha la rogna’, come diciamo a Roma: il protagonista Frank Underwood non si ferma davanti a niente, usa le debolezze degli avversari per distruggerli o metterli al proprio servizio, non si fa scrupolo di usare tragedie umane o mandare sul lastrico migliaia di persone per ingrossare il proprio potere… lo facesse, magari, per far stare meglio i propri elettori, per inseguire qualche tipo di ideale, all’insegna del classico ‘fine che giustifica i mezzi’… macché: le mire di Underwood sono squisitamente personali: siccome il neo eletto Presidente degli Stati Uniti (uno che appartiene al suo stesso partito) lo ha privato all’ultimo momento dell’incarico di Segretario di Stato, allora, dal giorno immediatamente successivo all’elezione, briga per distruggerlo.

Sostnzialmente, chi fa politica la fa per farsi i ca**i suoi, e sai che novità… ancora peggio, tra l’altro, è la moglie di Underwood, interpretata da Robin Wright: un autentico monumento di ipocrisia che porta avanti un ente di beneficenza, ma poi non si fa scrupolo di licenziare decine di collaboratori, anche di lunga data: si fa del bene a chi abita a migliaia di chilometri di distanza e manco si conosce, non ci si fa scrupolo di mettere nella m***a persone con cui per anni si è lavorato quotidianamente.

Insomma, House Of Cards è l’ennesima serie a base di personaggi negativi e detestabili che in fondo finiscono per essere simpatici al pubblico che, al di là di ogni ipocrisia, sa che al loro posto si comporterebbe allo stesso modo: una serie che, come tante negli ultimi anni, stimola e titilla i peggiori istinti delle persone, solleticando la propria propensione al Male… Frank Underwood in fondo piace perché lo invidiamo, perché vorremmo essere tutti al suo posto e sapere di poter schiacciare come un verme chi ci troviamo di fronte, così come vorremmo tutti avere la faccia tosta di un Renzi od essere spietati come il ‘Califfo’: il problema è che per esperienze di vita, ambiente famigliare o semplicemente per indole la maggior parte delle persone non è ‘come loro’ e allora a noi ‘gente normale’ non rimane che abbozzare, invidiare o magari detestare il protagonista di House of Cards, il Presidente del Consiglio italiano o l’autonominato capo dell’Isis…

Intendiamoci, tecnicamente House Of Cards è ineccepile: ottimamente scritta e girata, interpretata in modo magistrale da Spacey e Wright; il fatto però è che alla fine ci racconta ciò che già conosciamo: a che serve assistere alle gesta fittizie di Frank Underwood quando sappiamo benissimo che i Renzi, gli Alfano, i Salvini e forse – lo dico da elettore di M5S – pure i Grillo (o chi per lui) si comportano allo stesso identico modo?

House of Cards ci dice che i politici sono degli str***i che si fanno i ca**i loro alle spalle nostre: embè? Non c’è certo bisogno di una serie tv per farmi rodere il fegato e salire il fiele contro i politici: con tutto il rispetto, molto meglio NCIS.

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9 responses to this post.

  1. Concordo sopratutto sul fatto che ‘sti qui ci sanno fare davvero. Ma le serie così lunghe su un tema sempre lo stesso alla lunga stancano.
    Non è un caso che io stia vedendo sempre un Presidente Usa e i suoi maneggii d’amore e di potere. SCANDAL

    SHERABUONACENABUONASERAEBUONANOTTE(SUONATORI)

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  2. PS. al confronto però i nostri politici purtroppo sono macchiette e reggerebbero non una seria ma neppure un numero zero 😦

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    • @Shera: in realtà le ‘personalità’ non mancherebbero… certo, la politica americana è tutt’altro… secondo me il materiale ci sarebbe, mancano gli sceneggiatori…

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      • credo tu sia troppo buono. Ripeto il materiale italiano è solo da pochade, purtroppo.
        sherahcomeduolelcor

  3. Posted by finestra sul cortile on 4 marzo 2015 at 19:50

    Beh… se dovessimo vedere solo le storie che ci sono del tutto estranee non andremmo più al cinema o terremo sempre spenta la televisione. So che hai un particolare interesse per i film tratti da fumetti della Marvel… beh, in quel caso, il soggetto è più che stranoto. Se ciò che viene raccontato ti interessa, conta solo una cosa: come viene raccontato. E, sotto questo profilo, House of Cards è – come hai detto – ineccepibile: la scrittura è eccellente, l’interpretazione di valore assoluto. Uno dei prodotti migliori degli ultimi anni, in un panorama – quello delle serie tv americane – di qualità media alquanto elevata.
    Capisco poco anche il discorso che riguarda il profilo morale dei personaggi raccontati. Non si può giudicare un film (o una serie) in funzione della rettitudine dei protagonisti della storia. Se dovessimo utilizzare questo metro, cosa sarebbe di lavori come Il Padrino o Scarface?

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    • Rear: non ne faccio tanto una questione di soggetto ‘stranoto’: concordo con te sul ‘come’, e infatti riconosco che H.O.C. è una serie ben fatta; sarà forse perché seguo abbastanza la politica (in Italia e negli USA non tutti se ne interessano, anzi), ma intrallazzi politici pure in tv… ne faccio volentieri a meno. Non era mia intenzione giudicare la serie sotto il profilo ‘morale’: faccio un discorso più generale: negli ultimi anni da Dr. House a Dexter, fino ad H.O.C. i personaggi negativi la fanno da padrone; ne ho parlato anche a proposito di Gomorra; è solo una constatazione.

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      • Quello che dici sui personaggi negativi è vero… aggiungiamoci anche Breaking Bad o Boardwalk Empire (ma ci sarebbero anche diversi altri esempi) ed il panorama è completo. Si potrebbe aprire al riguardo un’analisi interessante, anche se – tutto sommato – il “cattivo” ha sempre esercitato un certo fascino al Cinema… già negli Anni 30 mi vengono in mente film come Il Piccolo Cesare, Nemico Pubblico, Scarface…

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