WHIPLASH

Un aspirante batterista jazz, dalle ottime potenzialità, frequenta un’importante scuola di musica di New York, ritrovandosi ben presto ad essere bersaglio / vittima delle attenzioni del suo insegnante, che lo sottopone a carichi di stress sempre maggiori, con lo scopo di saggiarne la resistenza, fino ad arrivare al prevedibile punto di rottura.

Il bello di film come Whiplash (il titolo deriva da uno dei pezzi di jazz la cui esecuzione diventa il vero ‘campo di battaglia’ del film) è che a prima vista potrebbero essere scontati e banali: quante volte al cinema abbiamo assistito allo scontro tra l’allievo promettente e il maestro che vuole spingerne al limite le capacità (leggi Will Hunting o Finding Forrester?); quante volte abbiamo visto delineate queste figure di spietatissimi maestri o ‘sergenti di ferro’ (vedi Full Metal Jacket, peraltro anche citato nel film, o Ufficiale e gentiluomo)? Quante volte abbiamo assistito alle traversie di chi, avendo un sogno, cerca di raggiungerlo a tutti i costi, sacrificando i sentimenti o a dispetto dello scetticismo famigliare?

Gli esempi non si contano, la differenza la fa il ‘come’; probabilmente in questo caso il discrimine è la passione della musica: non credo abbia importanza che si apprezzi o meno il jazz: se si ama la musica, non credo non si possa amare Whiplash, che di musica è pieno dall’inizio alla fine; che mostra retroscena a cui in genero nemmeno si pensa davanti ad esibizioni cristalline dal vivo; che, come ho scritto sopra, fa diventare la musica il campo di battaglia dello scontro di personalità; che attacca la diffusa opinione che vede la musica come un gioco, uno ‘sfizio’, mai come una professione seria, attorno alla quale far ruotare la propria vita.

Il regista Damien Chazelle mette in scena uno scontro di personalità che alla fine sono due facce della stessa medaglia: la sfida accolta dall’allievo ad andare oltre quelli che lui pensa siano i suoi limiti, quella che il maestro lancia a sé stesso nel demordere dal suo metodo, per quanto apparentemente crudele e talvolta dannoso e controproducente possa essere. Efficacissimi i due interpreti principali che si dividono la scena per la quasi totalità del film: Miles Teller nel ruolo dello studente che non rinuncia alla sua passione nemmeno quando questa sembra sul punto di diventare una maledizione alla fine si fa quasi preferire all’insegnante J.K. Simmons, premiato con l’Oscar per questo ruolo: non che la sua non sia un’intepretazione degna di nota, anzi, ma va riconosciuto come alla riuscita del personaggio abbiano contribuito in modo determinante lo sguardo penetrante e la ‘mobilità espressiva’ della  ‘faccia facciosa’ di cui l’ha dotato madre natura.

Il punto di fondo resta: se amate la musica, non potrete non amare “Whiplash”; se non amate la musica, beh… non prendetevela a male, ma non sapete cosa vi perdete.

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10 responses to this post.

  1. Ed io non mi sono casa niente ho goduto tutto il film e soprattutto la musica il finale grandioso e pieno di pathos che molti film thriller nn raggiungono.
    Davvero attori “importanti ” e dialoghi interessanti.
    Ottimo. Ero incerta se scriverne ma ora nn più.
    Sheraclapclap

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  2. Posted by rO on 3 marzo 2015 at 18:23

    Io il film non l’ho visto e Wired non è che ha tutta la mia stima, ma di questo che ne pensi? http://www.wired.it/play/cinema/2015/03/02/perche-whiplash-film-ideologicamente-sbagliato-quali-autori-leggere-per-capirlo/

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    • Ho letto rapidamente: a parte che ‘ideologicamente sbagliato’ mi sembra la definizione di uno che pensa di sapere cosa invece sia ‘ideologicamente giusto’… e vabbè, dai nerd di Wired non mi aspetto altro; ma l’autore toppa alla grande parlando di vincenti e perdenti: nel film si parla di dare il meglio di sé, di arrivare allo stremo pur di realizzare ogni grammo delle proprie potenzialità, di non accontentarsi… poi se esprimersi compiutamente vuol dire essere i migliori, tanto meglio, ma quel film non è certo un monumento al primeggiare sempre e comunque…

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  3. Sono d’accordo con la tua analisi: come peraltro ho scritto anche da me, il film racconta una schema già visto in passato, ma lo fa con una certa originalità.

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  4. Amo la musica e mi è piaciuto molto questo film, ciò che hai scritto lo rispecchia pienamente 😉

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