CRANCHI, “NON CANTO PER CANTARE” (IN THE BOTTLE RECORDS / NEW MODEL LABEL)

Terzo lavoro sulla lunga distanza per il gruppo – il temine in questo caso appare più che mai indicato, dato che sono in sette – guidato da Massimiliano Cranchi. Un viaggio spazio-temporale dal nordest nostrano (buona parte dei componenti proviene da Lombardia e Veneto), quello delle ‘radici’ (‘Mariposa’) o della Milano di Giorgio Ambrosoli (‘Eroe Borghese’) al Cile del golpe di Pinochet (‘Cile 1973’), fino all’america del mito della ‘frontiera’ (‘California 1849’) e all’epopea di Umberto Nobile (‘Tenda Rossa’). La band conserva il proprio marchio di fabbrica: folk, genuinamente acustico, ma pronto talvolta a ‘colorarsi’ di elettricità, sposato con suggestioni cantautorali; atmosfere soffuse, ma non senza momenti più movimentati e ‘sgargianti’; nell’insieme strumentale, chitarre preponderanti, ma spazio anche per piano e tastiere, fiati, qualche arco; il banjo ‘americano’ assieme alle fisarmoniche e alle suggestioni ‘da banda di paese’ della canzone popolare italiana.

Domina il cantato di Massimiliano Cranchi, all’insegna di una cifra malinconica, dai toni a tratti ‘svogliati’. Tra una sorta di ‘preghiera laica’ all’insegna del disorientamento generazionale dei trentenni di oggi (‘Cantico’) e l’ispirazione del “Vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago (in ‘Mia madre e mio padre’), i Cranchi erigono un disco in chiaroscuro, come una di quelle giornate uggiose nel corso delle quali, di tanto in tanto, filtra qualche raggio di sole.

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