SANREMO VA BENE COSÌ

In fondo, Sanremo è sempre stato questo: il Festival della Canzone(tta) italiana. Nonostante tentativi, alquanto modesti, di ampliare il contesto, Sanremo non è mai stata, nelle intenzioni, una rassegna dello ‘stato dell’arte’ della musica italiana, ampliamente intesa. Lo scopo di Sanremo è sempre stato quello di produrre pezzi facili, da vendere, da mandare per radio, da essere fischiettati per strada, sotto la doccia per tre mesi e poi essere presto dimenticati. Ogni tentativo di rendere Sanremo ‘altro’ è miseramente fallito e penso soprattutto alla pretenziosità delle edizioni curate da Fazio, che animato dalla sua solita spocchia, aspetto di più deleterio di un certo pseudo-intellettualismo sinistroide, voleva ammantare Sanremo di chissà quale ‘missione’.

La storia dice che Sanremo è la ‘canzonetta’ e che con la qualità e la profondità nulla ha a che fare; basta solo pensare che quando a Sanremo si è presentato Tenco, che probabilmente sarebbe stato destinato a diventare il più grande, più grande di De André, di Conte, di Battiato, è andata a finire come sappiamo tutti: Sanremo respinge da sempre la qualità, non gli interessa e non gli serve: la rabbia, la tristezza ed all’opposto il ‘cazzeggio intelligente’ lo repellono; Sanremo deve essere sentimentalismo a buon mercato e frasi fatte; Elio e Le Storie Tese non hanno vinto Sanremo (ovvero: l’avevano vinto, ma poi non gli fu permesso nei fatti). Sanremo respinge perfino le ‘interpretazioni’: Mia Martini partecipò varie volte, sempre con esibizioni molto intense, troppo intense: venne pure lei buttata nelle retrovie.

Insomma, Sanremo è il disimpegno e la facilità: tutto il resto, fuori, please; negli anni si è cercato di dare spazio alla musica ‘altra’, a Sanremo si sono presentati Subsonica, Marlene Kuntz, Afterhours, Marta sui tubi, Perturbazione: tutti con pochi o nessun risultato, in fondo. Inutile continuare a pensare, a pretendere, che Sanremo possa o debba, essere qualcosa di diverso dalla canzonetta di sottofondo da bar, parrucchiere, o supermercato. Sanremo è sempre stato solo quello: per alcuni ‘la bella canzone italiana’, per altri, il pattume sonoro che sovrasta tutto, riducendo chi vuole fare ‘altro’ nelle riserve. Poche le eccezioni: senza scomodare il ‘solito’ Modugno (che poi oltre alle consuete lodi fu anche una prova della ‘vocazione commerciale’ della musica sanremese), ricordo la discreta ‘Uomini soli’ dei Pooh, uno dei loro punti più alti in quanto a scrittura, le vittorie degli Avion Travel e di Elisa, più recentemente quella di Vecchioni, ma poi nulla o poco altro: di pezzi veramente di peso, di valore, a Sanremo ne sono certo stati presentati, in media è forse possibile reperirne uno o due ad edizione, ma guarda caso, hanno sempre goduto di gloria postuma, non certo nell’ambito del Festival in sè, che della profondità e della qualità, se n’è sempre ampiamente fregato, dando puntualmente la precedenza alla leggerezza, alla superficialità, all’orecchiabilità fine a sé stessa.

E allora, ben venga la fine di ogni ipocrisia Faziosa, ben venga la conduzione popolare di Conti, che si tira appresso il solito codazzo di amici fiorentini, ben vengano Tiziano Ferro, Al Bano e Romina e perfino Biagio Antonacci ‘elevato’ al ruolo di ‘superospite’. Bentornato al Sanremo puro, vero, originale, fatto di paccottiglia sonora da due soldi da dare in pasto ad un pubblico di analfabeti musicali, per i quali il concetto di ‘buona musica’ viene definito dal numero di copie vendute, scaricate o di passaggi in radio. Sanremo è Sanremo: nient’altro che questo.

6 responses to this post.

  1. Posted by luigi on 12 febbraio 2015 at 12:45

    purtroppo non lo seguo….
    mi fido di te…

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  2. ma insomma, allora CHI lo segue e tutta questa odiens da dove arriva. Eppure io ricordo i primissimi festival con quel bel palco e il grande davanzale di fiori. Ricordo anche che il giorno dopo (facevo le elementari ed ero a Viareggio) ovunque canticchivano le canzoni cìvincitrici. Io ricordo Caterina Caselli Nessuno mi può giudicare e poi ospiti davvero grandi del calibro di Peter Gabriel vs Biagio Antonacci! Barry White
    Poi ricordo Luigi Tenco e il suicidio. Insomma scusa se ti ho rubato spazio.

    sheravolteunpotroppologorroica 😉

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    • @Shera: lo segue, come ho detto, un pubblico che sotto il profilo musicale è semianalfabeta; non del tutto per colpa sua: il discorso sullo stato della diffusione e dello studio della musica in Italia ci porterebbe lontano. Sanremo è un fatto principalmente televisivo, prova ne sia che se ne parla non per il livello delle canzoni, ma per gli ascolti…

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  3. Io Sanremo lo guardavo negli anni 90, direi fino al 1997….e non era male, anzi rispetto ad oggi sembra quasi musica sperimentale quei Sanremi anni 90 rispetto ad oggi….
    non ho guardato nulla a parte qualche momento….
    Ciao!

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  4. ricordo che con amici ci si trovava con un sacco di roba da mangiare, schede e palette x votare le canzoni e il look degli artisti.. ma nessuno di noi avrebbe mai comprato la musica del festival, nessuno.
    oggi è cambiato il modo di fruire musica e il festival rimane solo una vetrina casereccia x musica dozzinale ascolta e dimentica..

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