EUGENIO IN VIA DI GIOIA, “LORENZO FEDERICI” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Nel 2011 Eugenio Cesaro realizza le proprie aspirazioni musicali, grazie all’incontro con Emanuele Via e Paolo Di Gioia: il gruppo non poteva che chiamarsi Eugenio In Via Di Gioia… i tre cominciano a suonare più o meno ovunque, dai locali alle strade… unica lacuna, la mancanza di un bassista: ed è qui

che entra in ballo Lorenzo Federici, anche lui musicista ‘di strada’ in quel di Londra… Il titolo dell’esordio della band torinese, in una sorta di chiusura di cerchio, non poteva che essere dedicato all’ultima tessera del mosaico.

I dieci brani che compongono “Lorenzo Federici” (in realtà nove, cui si aggiunge un breve intermezzo recitato) propongono un folk-rock che può vagamente ricordare i Tetes de Bois, attingendo a piene mani dal filone più ironico della canzone d’autore italiana, tra il concittadino Buscaglione e Jannacci.

L’ensemble è quello classico: chitarra, basso e batteria, con l’aggiunta del piano e, soprattutto, della fisarmonica che spesso e volentieri assume un ruolo da protagonista, quasi il marchio sonoro della band.

Il classico disco che getta un’occhiata ironica, disincantata e un tantino cinica sulla realtà circostante; nello scorrere del disco si trova di tutto un po’: inni alla sconfitta e insofferenza nei confronti delle cattive abitudini altrui; il presente precario e instabile e la sensazione di perdere tempo e rimandare le decisione nell’attesa di una svolta che tarda ad arrivare; la lotta di classe applicata alla conquista di un pezzo di spiaggia e la mania per le foto dei cani su Internet; minimo quotidiano come la spesa al supermercato, riflessioni sul fare musica (tra aspirazioni autoriali e necessità di produzione para-industriali) fino alla conclusiva e forse migliore dell’intero lotto, ‘Il mondo che avanza’, corrosivamente dedicata al bisogno del superfluo dal quale siamo dominati.

La formula non è forse originalissima, né dal punto di vista della proposta sonora, né sotto quello delle ‘idee’ proposte; tuttavia la band torinese riesce comunque a dare al tutto un’impronta discretamente personale e, anche considerando che “Lorenzo Federici” soffre dei limiti tipici di ogni esordio, l’ascolto lascia una certa curiosità per la futura evoluzione del gruppo.

Se siete curiosi, ascoltate qui.

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2 responses to this post.

  1. Un po’ di Intillimani?
    Ciao Cri’Marcello.
    Un abbraccio caro e…non perdiamoci di vista anche per il 2015.

    sheraugurissimi

    ps. sto ascoltando ma…scusa nn sono nelle mie grazie 😦

    Rispondi

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