ANTONIO FIRMANI & THE 4TH ROWS, “WE SAY GOODBYE, WE ALWAYS STAY” (SLOW DOWN RECORDS /AUDIOGLOBE)

Disco d’esordio per questo quartetto napoletano, riunitosi circa un anno fa: dieci pezzi (tra cui uno strumentale) all’insegna di un indie-pop / rock sospeso tra climi sognanti (fino qualche ‘rarefazione islandese’ appena accennata) e climi più orientati verso il cantautorato folk d’oltreoceano; voce e chitarra, basso e batteria, cui si aggiungono spesso e volentieri piano e tastiere varie, occasionalmente archi e fiati, qua e là sonorità ‘giocattolate’ a dare quella sorta di ‘infantile leggerezza’ tipica di certi lavori.

Il cantato (per lo più in inglese, con il solo brano di chiusura in italiano). ‘titolare’ di Firmani è costantemente discreto, quasi dimesso, non di rado accompagnato da voci femminili e cori con un effetto avvolgente; partecipa, tra gli altri, il concittadino Gnut. Un disco caratterizzato da una certa dolcezza, di suoni e di modi, un’attitudine ‘da ninna nanna’, una malinconia di fondo pronta talvolta ad esplodere in variopinte sventagliate sonore, senza mai tradire il fascino sottilmente onirico del disco.Eppure, nonostante tutto questo, a leggere i testi, “We say goodbye, we always stay” è un disco tutt’altro che ‘dolce’, tutt’altro che sognante: come suggerisce il titolo, è un lavoro se vogliamo dedicato all’incapacità di decidere, di prendere una direzione, alla consapevolezza della propria inadeguatezza, della necessità di cambiare, ma all’incapacità di farlo, anche nelle relazioni sentimentali.

Un lavoro all’insegna di suoni, atmosfere e sensazioni non nuove, ma che le riprende con personalità e una discreta capacità di suggestione.

Per chi volesse farsi un’idea, il disco è ascoltabile qui.

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5 responses to this post.

  1. We say goodbye, we always stay mi piace, il titolo, lo leggo in positivo quasi una dichiarazione di intenti.
    Se fossero stranieri con l’esterofilia italiana avrebbero maggiore ascolto, ne sono certa.
    Ho gusti troppo semplici? però questo pezzo mi diverte il che nn è poco.

    sherazadeccoallegr

    Rispondi

    • @Shera In realtà, in tutto il disco ricorre questa sorta di indecisione, di ‘blocco’… sulla provenienza ci sarebbe molto da dire: loro cantano in inglese; se cantassero in italiano avrebbero qualche possibilità in più, ma il fatto è che tutto nella musica è in continua evoluzione: Internet mette a disposizione tante possibilità; il risultato è che da una pare c’è l’ascolto ‘di massa’ dei prodotti da talent o dei ‘soliti noti’; dall’altro, tante ‘micro-nicchie’ (indie, cantautori poco conosciuti, metal, etc…) di appassionati dei vari ‘generi’… Vivaddio, Internet permette a chiunque – se dotato di un minimo di curiosità – di capire cosa gli piace e soddisfare i propri gusti…

      Rispondi

      • Vedi io dicevo il contrario e cioè se cantassero in italiano (penso all0iniziale talento di Elisa misconosciuto) se li…filerebbero ancor meno.
        Da superficiale mi sono soffermata sul titolo e sul suono che è molto gradevole.

        sherabuonacenamahaivistochegeeelo?

      • @Shera: beh, era chiaro che il clima sarebbe andato così… A malincuore sono dovuto passare alla tuta intera pure dentro casa, in luogo dei pantaloncini di felpa…

      • proprio come me ;(

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