JOHN STRADA, “METICCIO” (NEW MODEL LABEL)

Emilia, terra d’elezione del rock italiano… peccato solo che, vuoi il classico provincialismo all’italiana, vuoi per i soliti meccanismi dell’industria discografica, a potersi fregiare del titolo di rocker italico sono sempre i soliti due… il resto è costretto ad accomodarsi negli angusti spazi delle retrovie, continuando il proprio mestiere, più o meno solo grazie alla passione.

E’ il caso di John Strada: una carriera ormai ventennale, una manciata di dischi all’attivo (tra cui una collaborazione con lo scrittore Gianluca Morozzi), parentesi negli States e in Inghilterra, che aggiunge ora un nuovo tassello alla propria biografia musicale con “Meticcio”; titolo che appare la classica dichiarazione di ‘diversità’ di fuga dalle classificazioni di un mondo che appare voler fin troppo sistematizzare…

Dodici brani all’insegna di un rock dalla forte ispirazione d’oltreoceano che si fa volentieri corroborare da accenti southern: chitarroni come se piovesse, sezione ritmica arrembante, l’hammond a fare da ulteriore rinforzo; scorribande elettriche cui si aggiungono le immancabili ballate acustiche. Parentesi blueseggianti ed episodi dalla matrice folk, fino ad un pezzo cantato in dialetto bolognese.

Una scrittura diretta, che qualcuno potrebbe definire anche semplice (nel senso positivo del termine) per la sua immediatezza, che affonda le proprie radici nel quotidiano e racconta storie, romantiche o a tratti tragiche, o si affida a riflessioni, a tratti anche taglienti, sul mondo che ci circonda, cui si aggiunge un filo di ispirazione immaginifica. Un disco onesto; verace soprattutto , caratterizzato dalla vena di chi in fondo vuole suonare e cantare per il semplice gusto di farlo.

Non è un campione, John Strada; non un fuoriclasse misconosciuto, né uno splendente segreto riposto in angoli nascosti del panorama musicale italiano; ma ascoltando “Meticcio” ci si chiede alla fine perché ‘certi altri si e lui no’, visto che nulla ha da invidiare a coloro che finiscono sulle prime pagine o monopolizzano l’etere ad ogni nuovo singolo; nulla in meno di sicuro, e forse in più una certa ‘genuinità’ che altri hanno irrimediabilmente perso cammin facendo, fatta evaporare dal calore dei riflettori.

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