CESARE MALFATTI, “UNA MIA DISTRAZIONE +2”, (ADESIVADISCOGRAFICA)

Quello di Cesare Malfatti è nome ben conosciuti a chi frequenta abitualmente i sentieri della musica indipendente italiana: uno che ha militato negli Afterhours e che ha contribuito alla nascita dei La Crus, in un’attività proseguita con un fiume di collaborazioni, progetti produzioni, che forse non poteva far altro che sfociare nella carriera solista, giunta al secondo capitolo.

“Una mia distrazione”, come il precedente veniva inizialmente pubblicata con una spiccata attitudine ‘do it yourself’, con un packaging fatto a mano e copie inviate per posta… ma stavolta il riscontro ottenuto ha convinto l’autore a provare la via della distribuzione ufficiale, aggiungendo peraltro due brani al lotto (da qui il ‘+2’).

Ottima idea, quella di tentare la strada di un più ampio pubblico, perché il disco merita: volendo, siamo dalle parti del cantautorato / pop / indie / di classe, marchio di fabbrica dei La Crus; ma qui tutto è sviluppato in maniera diversa, si potrebbe quasi dire sofisticata. Convince la confezione sonora: un elegante mix spesso inclinato verso sonorità jazz, in cui trova comunque spazio il retaggio indie-rock dell’autore e la lezione della migliore tradizione cantautorale italiana, con un pizzico di bossanova.

Un disco che parte dal dialogo costante tra la voce di Malfatti e il piano di Antonio Zambrini, cui si aggiungono la chitarra suonata dallo stesso vantante e la sezione ritmica formata da una batteria delicata (Riccardo Frisari), quanto decisa al momento del bisogno cui si accompagna calore diffuso dal contrabbasso (Matteo Zucconi) in un ensemble completato dagli ariosi interventi degli archi (Vincenzo di Silvestro) e dall’occasionale partecipazione della seconda voce di Stefania Giarlotta.

Cesare Malfatti ha dato consistenza sonora agli otto brani firmati da Luca Lezziero e ai tre scritti da Vincenzo Costantino Cinaski: dominano le tematiche sentimentali, ma non solo: spazio alla paternità, ad episodi più raccolti, o semplici stralci di pensiero; l’interpretazione è all’insegna della discrezione, con una vocalità a spesso sottovoce, sospirata, sussurrata, quasi che l’autore sia voluto andare in controtendenza rispetto alla solita abitudine cantautorale che vele la voce svettare e dominare il resto, in maniera spesso invadente: qui l’elemento vocale si mescola a volte quasi impastandosi, col resto dei suoni, finendo per attrarre ancora di più l’attenzione dell’ascoltatore, a cui serve un filo di concentrazione in più del solito, per seguire il filo del discorso vocale del disco.

In un lavoro composto per lo più di ballate e all’insegna di una tranquillità ovattata, ma non priva di sprazzi di colore, Malfatti mostra tutte le capacità affinate in anni di attività.

Per chi vuole, il disco è ascoltabile qui.

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5 responses to this post.

  1. Nel quarto capoverso hai scritto Malfatti minuscolo! Gli After li conosco e li gradivo ora non so li ho persi.
    Shera fosoconzanzare

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