ALFABOX, “ALFABOX” (MATTEITE / AUDIOGLOBE)

I friulani Alfabox giungono, dopo varie vicissitudini, al terzo lavoro sulla lunga distanza: un disco omonimo, a rimarcare quello che la band intende come una sorta di nuovo inizio.

La band di Udine inanella nove pezzi che, se poco o nulla offrono in quanto a originalità o novità, mostrano comunque una band capace di coniugare una certa grinta dietro agli strumenti, con una buona capacità di brani dal discreto appeal, pur senza sconfinare nel volersi ‘far piacere’ per forza.

Un ensemble strumentale giocato in gran parte su chitarre spesse e graffianti, cui si aggiungono talora le tastiere, con effetti a cavallo tra la new wave e sonorità ‘sintetiche’ più recenti, con la sezione ritmica a svolgere con ordine e solidità il proprio compito. Una componente strumentale che si affianca ad una voce che interpreta con efficacia testi riconducibili a temi abbastanza consueti: tra riflessioni su di sé, sguardi sul mondo circostante, i rapporti interepersonali.

Più efficaci quando cercano una propria strada personale, meno quando riportano nella loro proposta certi riferimenti (tra la new wave con qualche ispirazione ai Cure ed episodi vicini ad un indie-rock italiano abbastanza ‘tipico’ (leggi alla voce: Afterhours), gli Alfabox mostrano comunque di avere delle più che discrete potenzialità: per loro, un nuovo inizio che speriamo anticipi il raggiungimento di una più delineata identità.

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