CAPITAN HARLOCK

Apparentemente spinto dal sogno di una vita di avventure  e libertà, il giovane Yama riesce ad imbarcarsi sull’Arcadia, la corazzata spaziale guidata dal leggendario Capitan Harlock: siamo in un futuro (o forse in un passato) remotissimo, in cui l’umanità ha colonizzato il cosmo, e in cui è scoppiato il più classico conflitto tra gli ‘eredi’ delle colonie e la madre patria: Harlock è un generale rinnegato che combatte contro la Gaia Sanction, una sorta di governatorato terrestre;  i suoi obbiettivi – presunti e reali – diverranno noti a Yama nel corso dell’avventura, in cui fin da subito si scoprirà come anche il giovane sia mosso da ben altre – e meno nobili – motivazioni, cominciando da qui un cammino di evoluzione e cambiamento che lo porterà a  cambiare obbiettivi, fino a scontrarsi col fratello, comandante a capo della flotta terrestre…

Capitan Harlock è una di quelle ‘figure mitologiche’ rimaste impresse nell’immaginario di chi ha vissuto la prima ondata dei cartoni animati giapponesi sbarcati in Italia nella seconda metà degli anni ’70 e trasmessi dalla RAI (in tempi di celebrazioni per il sessantesimo, ci sarebbe da sottolineare come il fatto che la tv di Stato in quegli anni abbia trasmesso le avventure di questo personaggio ‘anarchico’ e ‘irregolare’ abbia quasi del miracoloso);M naturale quindi che l’arrivo di un lungometraggio sugli schemi cinematografici italiani fosse attesissimi, almeno dagli ex – ragazzini di quella generazione, ormai avviati verso gli -anta, se non già abbondantemente ‘oltre’….

Ebbene: Capitan Harlock alla fine offre un risultato ‘un pò così’: soffre, chiaramente, del limite tipico di tutte le operazioni del genere: tradurre in uno solo lungometraggio quella che in origini era una saga di ben altri respiro e proporzioni è quanto meno improponibile; anche volendo dare questo ‘beneficio del dubbio’, però, non può sfuggire come il film soffra anche di altri problemi: una storia che si snoda in modo non lineare, con uno scollamento fin troppo spiccato tra la prima e la seconda parte;  un ritmo eccessivamente spezzettato, all’insegna di un’alternanza tra velocità e rallentamenti troppo spiccata;  personaggi che, forse volendo dipingere come ‘sfaccettati’ e complessi, finiscono per mostrare comportamenti ai limiti del bipolare. Il film ‘intestato’ al ‘pirata tutto nero’, finisce effettivamente per essere la storia del percorso di cambiamento’ (maturazione?) del giovane protagonista; figure di contorno a mala pena ‘abbozzate’ e rese in qualche caso in modo alquanto fuorviante rispetto all’edizione originale….

Tutto male, quindi? Non proprio: abbastanza prevedibilmente, la migliore ‘arma’ a disposizione del film è la resa, immensa, avvolgente e spettacolare della computer grafica anche nella versione ‘2D’: un autentico trip che riempe gli occhi dall’inizio alla fine, sia nella traduzione sullo schermo delle immensità cosmiche, sia in quella iper-realistica dei personaggi umani; sotto questo profilo, “Capitan Harlock” che mantiene completamente ciò che promette, facendo dimenticare i limiti narrativi e di resa dei personaggi del film, che probabilmente finisce per essere indicato quasi esclusivamente agli appassionati del personaggio o a coloro che, ricordandone le gesta sul piccolo schermo, vogliono passare un paio d’ore ripescando a piene mani nella soffitta o nella cantina delle proprie memorie.

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13 responses to this post.

  1. e mannaggia. momo’ dirai che son troppo seriosa perchè vo’ a cercare come il pelo nell’uovo la trama e la costruzione dei personaggi 😦
    ok segnalerò ..sì ma a chi?

    sherabuonissimasettimanaoggisoledomanidiconopioggia

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  2. Posted by ro on 13 gennaio 2014 at 10:05

    Vabbè. A me è piaciuto.

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  3. Parlerò – anzi, scriverò – da persona assolutamente digiuna da manga/anime su Capitan Harlock prima di questo film e per questo spero di non essere lapidata. Tornando a noi, il film tutto sommato mi è piaciuto, soprattutto per il tenebroso e mastodontico personaggio di Harlock e per tutto l’universo ricreato intorno a lui, visivamente e non. Una cosa l’ho odiata: il personaggio di Yama. Mi ha perplessa più di una volta, con i suoi cambiamenti di idea – che ovviamente ho ricondotto a necessità di copione, un film ha durata molto limitata. La lotta fra i due fratelli… a tratti l’ho trovata un pochettino pesante. E si, la cesura fra primo tempo e secondo è stata imperiosa: quando si sono accese le luci in sala ho chiesto al mio ragazzo (lui appassionato di lunga data di Capitan Harlock) cosa avrebbero potuto dire ancora. Il film mi pareva ormai praticamente finito. Si, ho avuto qualche problema con la sceneggiatura.

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    • @Francesca: beh, quanto a cambiare idea, pure Harlock: prima distrugge la Terra, poi vuole salvarla distruggendo tutto l’universo, poi cambia idea un’altra volta… e non parliamo dei poveri fiori, che appena sbocciati, prima l’Arcadia ci atterra sopra e poi decollando li fa flambé decollando… 🙂

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  4. Posted by fulvio on 14 gennaio 2014 at 14:36

    Non sono ferrato in prorgammi TV,ma se Capitan Harlock era quello che comandava un sommergibile volante,mi piaceva.

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  5. se nn ricordo chi stava con gli ippopotami io sto con…@fulvio 😉

    shera

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  6. io avrei fatto il film su lupin 3 : )

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