CANTAUTORI E / O POETI

Quando si vogliano tessere le lodi di un cantautore, la frase che si sente dire più spesso è: “… è un poeta”. Una frase che più passa il tempo, più trovo irritante, perché porta con se una montagna di errori concettuali e di metodo, che in fondo non fanno altro che mostrare la fondamentale ignoranza di chi la pronuncia.

Affermando che il cantautore  ‘x’ è un poeta, si stabilisce implicitamente una scala di valori secondo la quale il componimento poetico (ovvero: nato per essere ‘declamato’ o letto a sé stante) precederebbe quello nato per avere un accompagnamento musicale: la poesia, insomma, sarebbe ‘geneticamente’ superiore alla canzone.

Ora, non sono uno storico, né un antropologo, né un archeologo, ma ad occhio e croce, l’accompagnare testi e suoni credo sia un’abitudine vecchia quanto l’uomo, che risale ai tempi in cui la trasmissione della cultura era orale e non era sostenuta dalla pagina scritta… tali forme si sono poi ‘evolute’ fino ad arrivare alle odierne canzoni: stabilire quindi una scala di valori in cui la poesia precede la canzone appare già sbagliato da un punto di vista storico.

Chiediamoci allora il come ci si sia arrivati: l’impressione è che tutto dipenda da quanto successo negli ultimi cinquant’anni, con la diffusione della musica e delle canzoni trai ‘consumi di massa’, grazie all’evoluzione dei supporti fonografici (vinile, nastri, cd, file digitali); mentre le canzoni dunque acquisivano questa diffusione planetaria, con tutte le conseguenze che ne derivano naturalmente sotto il profilo qualitativo (non tutte le canzoni sono capolavori, anzi), la poesia non ha goduto di analoga fortuna, subendo piuttosto un drastico calo di una popolarità già non straordinaria, finendo per essere confinata negli angusti spazi dei circoli degli amatori e negli altrettanto risicati spazi negli scaffali delle librerie.

Ciò porta all’affermazione del concetto di fondo secondo cui la poesia ‘roba per pochi eletti e fine uditorio’ sarebbe dunque di per sé stessa superiore alle canzoni, ‘roba per la massa’: da qui, l’uso della parola ‘poeta’ per incensare il cantautore; ovvero: lo scrivere canzoni è un mestiere ‘sporco’ e per ottenere un’accettabilità ‘culturale’ deve ‘salire’ allo stesso livello del poeta.

Un concetto abbastanza misero, se vogliamo, e non solo per l’errore ‘storico’ di cui parlavo sopra: tanto per cominciare, affermando tale concetto si conclude che qualsiasi poesia, solo per nascere in quanto ‘poesia’ è superiore a prescindere a qualsiasi canzone; il che già mi pare abbastanza erroneo, visto che in giro è pieno di sedicenti ‘poeti’ che forse potrebbero impiegare il proprio tempo altrimenti.

In proposito però va fatta un’ulteriore osservazione: è verissimo che, in certi casi, la ‘qualità letteraria’ dei testi delle canzoni non ha nulla da invidiare a quelli delle poesie; tuttavia, non bisogna mai dimenticare che le canzoni nascono già con l’obbiettivo di avere un accompagnamento musicale e questa loro caratteristica incide fatalmente, anche solo a livello inconscio nel processo creativo: credo che nessun cantautore scriva un testo ‘a sé stante’, ma mentre lo scrive già abbia in testa più o meno, quella che ne dovrebbe essere la traccia sonora.

Astrarre il testo dalla musica appare quindi essere un esercizio nei fatti poco onesto: quando qualcuno propone di inserire i testi delle canzoni nelle antologie scolastiche,  si dimentica che quei testi traggono parte del loro senso dalla musica che li accompagna: strappare le parole dalle note appare un esercizio per certi versi addirittura violento.

La canzone è insomma una forma letteraria a sé stante: un ibrido in cui parola e musica concorrono parallelamente al risultato finale, e proprio in quanto forma letteraria autonoma, ha una dignità pari a quella della poesia del romanzo e se vogliamo anche del fumetto, altra forma ibrida, stavolta di parole e immagini, per la quale vale identico discorso.

Stabilire dunque una scala di valori, allorché lodando un cantante gli si dà del poeta, è un esercizio arbitrario, scorretto sotto vari punti di vista e che in ultima analisi denota da parte di chi lo pronuncia una profonda ignoranza o, in alternativa, una discreta disonestà intellettuale.

9 responses to this post.

  1. Il tuo sì che è un dotto disquisire , dico sul serio.
    A me, aggiungo, viene un po’ da ridere quando con somma pomposità vien dato del Maestro chessò a Battiato piuttosto che a Paoli o Concato.
    Certo alcuni bravi cantautori si sono distinti dali cantanti melodici alla Claudio Villa, oggi Gigi D’Alessio, proprio per avere musicato ed espresso sentimenti in forma di poesia pur dovendo restare ancorati in qualche misura alla metrica delle note.
    Ma ‘poesia’ è tutto ciò che suscita emozione e piacevolezza: tanto che un cibo diventa lui stesso poesia da qui la mia percezione che la poesia non sia appannaggio di pochi eletti ma espressione di molti.Alcuni usano forchetta e coltello, altri più inesperti le mani.

    sherafuoritema?pazienza

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    • @Shera: Infatti io ho parlato di cantautori… con i cantanti, esecutori distinti dagli autori, la questione cambia e si complica ulteriormente… se andiamo sulle emozioni, il terreno è scivoloso perché entra in gioco il sentire soggettivo… Io ne faccio più che altro una questione tecnica: a canzone è un genere letterario con una dignità propria che non le rende a priori inferiore alla poesia, come invece molti sembrano voler far credere…

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  2. Posted by fulvio on 2 dicembre 2013 at 17:51

    Così per ricordare:
    Lessi Croce,estetica,l’Estetica,dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti.
    Dopo i diciotto chi continua a scrivere o è un vero poeta o un cretino.Io poeta vero non lo ero,cretino nemmeno,ho scelto la via di mezzo,cantante.
    (Fabrizio de Andrè)

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    • Non so… probabilmente De André diceva questo anche per schernirsi; io penso che le due professioni siano diverse ed ugualmente degne di considerazione.

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  3. Posted by luigi on 3 dicembre 2013 at 18:01

    ci son poeti e poeti…Caparezzaa è bravo, ma pioi definirlo un poeta? e Fabri Fibra?
    p.s. ma non vincete piu?????

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    • Luigi, appunto: definiamoli cantautori e basta… poi bravi, o meno, ognuno libero di pensarla come vuole. Per il resto, che devo dire? Un calo era prevedibile, mettici qualche imprecisione, scelte a volte non efficacissime… è un periodo così, serve anche per tenere i piedi per terra 🙂

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  4. si può anche dire che negli ultimi decenni visto allergia che ha l’italiano medio x la lettura di libri, figuriamoci libri di poesie certi testi ti alcuni cantautori hanno fatto le veci di qll che un tempo facevano i poeti..

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