L’INELUTTABILE

…a dire la verità, nel titolo di questo post volevo scrivere esplicitamente la parola ‘morte’, ma poi non ce l’ho fatta, già vederla scritta mi sembrava troppo… La notizia me l’ha data ieri un amico, che l’ha saputa a sua volta da un nostro compagno di scuola del Liceo: un altro nostro compagno di scuola (stesso anno, classi diverse) è morto un paio di mesi fa. Suicidio, a quanto pare  causato della depressione.

Io non mi capacito… la cosa ancora non riesco a metabolizzarla, mi sembra del tutto irreale… attenzione non si tratta di sofferenza: certo, c’è dispiacere, amarezza, soprattutto, ma con quella persona non ci fu mai una vera amicizia: era un personaggio particolare, uno che un giorno ti prendeva di mira (nella classica divisione liceale tra lupi e agnelli, io facevo parte della seconda categoria), il giorno dopo poteva avere un atteggiamento del tutto amichevole… Era uno di quei ‘personaggi’ sui quali quando si rievocano i tempi del Liceo si va puntualmente  a parare, perché aveva atteggiamenti e comportamenti che hanno dato vita ad un’interminabile serie di aneddoti: ecco perché a ripensare a lui, soprattutto, anche ora mentre scrivo, mi scappa da ridere… Faceva parte dei ‘lupi’, di quelli che spesso assumevano comportamenti da ‘bullo’, ma sotto sotto non faceva manco del tutto parte della categoria… All’epoca si sapeva che la sua situazione famigliare non era per nulla facile… però da qui a immaginare una parabola di questo tipo.

Subito dopo la fine del Liceo ci si era persi, naturalmente, di vista: mi sarà capitato forse un paio di volte di incrociarlo, da lontano, senza però avere un contatto diretto… poi più nulla… In passato ero capitato sul suo profilo di Facebook, in quelle occasioni in cui, spinti dalla curiosità, si gira per la Rete per vedere ‘che fine hanno fatto, Tizio, Caio, etc…’ Sapevo che si era laureato, aveva trovato una sua ‘strada’, apparentemente… e poi ti arriva ‘sta notizia che inevitabilmente ti porta a riflettere: uno dell’età tua, le cui strade, anche se non in modo così approfondito, si sono incrociate in passato, è finito addirittura così, una fine così…

Di suicidi le cronache ci parlano quasi quotidianamente: però quando capita a qualcuno che hai conosciuto, non importa se in un passato ormai lontano, non importa se si è trattato di ‘uno dei tanti’ che hai incrociato durante la tua vita per poi perderlo di vista, tutto assume aspetti e risvolti diversi. io sono ancora a qui, a chiedermi come sia stato possibile, a non capacitarmi e la cosa soprattutto mi lascia non tanto sofferenza, amarezza, forse, ma soprattutto disagio, come se fino ad ora, quando rievocavo quella persona, dessi per scontato che fosse da qualche parte, chissà dove, e invece adesso mi ritroverò ad accompagnare quei ricordi con la consapevolezza che lui non c’è più e quello che è più brutto è che di porre alla sua vita l’ha scelto lui… mi chiedo davvero come si possa raggiungere un livello tale di disperazione, un punto di non ritorno, la certezza di non avere più appigli né motivazioni…

Qualcuno in queste situazioni osserva che se la vita per queste persone era diventata insopportabile, ora forse hanno posto fine alla propria sofferenza e hanno trovato la pace… è una considerazione consolatoria, che forse serve sopratutto a ‘chi resta’ per razionalizzare la cosa e che, forse, ha anche un fondo di verità, dopo tutto… certo è, che eventi del genere, portano sempre a ‘fermarsi un attimo’, a riflettere e a rivedere la propria vita e le proprie piccole – grandi insoddisfazioni, sotto una luce diversa…

9 responses to this post.

  1. La cosa che mi spaventa di più del suicidio è il coraggio.
    Le tue parole sono molto dolci.

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  2. Posted by fulvio on 9 settembre 2013 at 07:38

    Ho letto con interesse i tuoi tre ultimi post e concordo con la tua dotta e precisa disamina degli argomenti trattati.

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  3. Mi viene in mente Lucio Magri. Era in età avanzata ma in buonissima salute fisica, circondato da persone che lo amavano e lo stimavano ma la sua percezione della vita era diventata intollerabile dopo la morte della moglie tanto da ‘farla finita’.
    A volte può prenderci uno sconforto tanto grande che pensiamo di non riuscire a sopportarlo oltre. A volte è tanto grande il bisogno di farci sentire che quel gesto estremo ci pare l’unico. A volte odiamo così tanto chi ci ha reso la vita impossibile e vogliamo che la nostra morte sia la nostra vendetta.
    MI hai fatto molto pensare.

    sherauboutdefouffle

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    • @Shera, che devo dire… i motivi possono essere tanti, i miei dubbi riguardano non tanto la ‘scelta’, ma la strada che ha condotto a maturarla…

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  4. Le aspettative e il senso di vuoto di ognuno di noi è così difficile, impossibile, da incasellare ed è, per chi resta, motivo di impotenza, anche se quella persona – come hai detto tu – la si conosceva appena.

    shera

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  5. personalmente ho un approccio molto lacio verso il suicidio. ovviamente, specie ai vivi, riesce difficile razionalizzare la cosa, ma sono abbastanza persuaso che se è una scelta lucida, autonoma e deliberata, per quanto schoccante, non può essere biasimanta.
    ben diverso è quando vi si è condotti dalla disperazione.
    non a caso, Cioran faceva un’interessante distinzione fra coloro che lo commettono d’istinto e coloro che vi riflettono a lungo…

    semmai, va biasimato tutto il mondo attorno che ci ha costretto a questo.
    ma anche se così non fosse, che male ci sarebbe?
    ovviamente parlo in astratto e non posso entrare nel merito della scelta del tuo amico… immagino sia stata dolorosa.

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    • @Red: in realtà tra altri amici che l’hanno conosciuto la reazione è stata del tipo: “alla fine non c’è da meravigliarsi”: come ho scritto, anche ai tempi del Liceo la persona in questione era già ‘problematica’… però insomma, per quanto si ‘non stupirsi’, c’è sempre uno ‘scarto’, tra una vita ‘difficile’ e la disperazione che ti porta al punto di non ritorno… ecco, io mi sono fatto delle domande proprio sul percorso…

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      • sì, capisco bene.
        in realtà quello che mi incuriosisce più di tutto è lo scarto fra una scelta pacata e ragionata e la disperazione…

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