CHI SARA’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

A una settimana dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica, tento di fare il punto della situazione; di nomi ne circolano tanti… pure troppi: vediamo di fare un pò d’ordine.

MONTI, ovvero: ‘dalle stelle alle stalle’ (o quasi, naturalmente con tutto il rispetto). A novembre la strada appariva chiara e ben delineata: Monti al Quirinale, uno dei suoi Ministri ‘tecnici’ (Passera o Riccardi i più gettonati) a capo di un Governo sostenuto da PD, PDL e centristi; poi, tutto all’aria: Berlusconi molla Monti, con questo privandosi dell’unica personalità del ‘mondo moderato’ che avesse una concreta possibilità di raggiungere la Presidenza; Monti dal canto suo per ripicca ‘scende in campo’, togliendo ai moderati voti preziosi e contribuendo all’attuale fase di stallo. Nonostante questo, Monti probabilmente resta ancora il Presidente più gradito ai ‘mercati’, alla Banca Mondiale, all’FMI, all’UE, alle agenzie di rating e alla Germania, che lo vedono ancora come il salvatore dell’Italia e dell’euro; difficile, molto difficile però che Berlusconi e Bersani cambino ancora una volta bandiera, appoggiando la sua elezione, e dando l’idea di un sistema politico italiano che piega ancora una volta la testa ai ‘desiderata’ di oltreconfine.

AMATO, D’ALEMA, VIOLANTE, ovvero: ‘quelli di sinistra graditi alla destra’ (e chiediamoci il perché…); ognuno a suo modo sarebbe un nome ‘plausibile’, ma per ognuno sembra difficile soprassedere a certi ‘difetti di base’: Amato è a tutti gli effetti un residuato della Prima Repubblica, D’Alema è sommamente antipatico a gran parte degli italiani, a cominciare proprio da quelli di sinistra, che non gli perdonano l’atteggiamento giudicato troppo ‘morbido’ nei confronti di Berlusconi, problema che condivide con Violante, che nonostante il passato in magistratura e nella commissione antimafia e la Presidenza della Camera, non sembra abbia il ‘phisique du role’ per arrivare al Quirinale.

MARINI, ovvero: ‘quello che in mancanza d’altro è perfetto per il ruolo’ (pure troppo); a ben vedere le caratteristiche per la Presidenza le ha tutte: una prima carriera nel mondo del lavoro (diventanto un leader sindacale di primo piano), poi il passaggio in politica, arrivando fino alla Presidenza del Senato. ‘Una vita da mediatore’, si potrebbe dire, parafrasando Ligabue: teoricamente è la migliore scelta possibile, se si vuole un Presidente ‘facilitatore’ che crei le condizioni per un Governo PD-PDL. Giocano a suo sfavore l’età (non so se gli italiani dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano gradirebbero un altro Presidente ottuagenario) e il fatto di essere finito sostanzialmente fuori dalla scena politica dopo le ultime elezioni, che gli darebbe l’aria di quello che, uscito dalla porta, viene fatto rientrare dalla finestra.

PRODI, ovvero: ‘il sogno del PD e di Bersani’: due esperienze di Governo e soprattutto un corposo cursus honorum all’estero, culminato con la Presidenza della Commissione Europea; ineccepibile sotto il profilo istituzionale, ha il suo punto debole nel suscitare giudizi opposti in Patria: Napolitano pur essendo un ex comunista, godeva del riconoscimento anche dalla parte opposta; Prodi è un nome che ancora oggi divide, soprattutto per la gestione del tasso di cambio euro – lira che in molti considerano una sconfitta e un cedimento nei confronti della Germania.

LETTA – BERLUSCONI I ‘sogni del PDL… e di Berlusconi’: detto che le possibilità che il Cavaliere diventi Presidente della Repubblica sono le stesse che ha la Roma di vincere lo scudetto, Letta resta ad oggi l’unico nome di una certa ‘serietà’ che può presentare il PDL; tuttavia Letta non è un politico di carriera, né un ‘tecnico’ di rango: è semplicemente un ex giornalista e direttore di giornale che poi per gran parte della sua vita è stato il principale consigliere politico di Berlusconi: basta questo per portarlo alla Presidenza della Repubblica?

RODOTA’ – ZAGREBELSKY sono i due nomi principali sui quali potrebbe esserci una convergenza PD – M5S come già avvenuto in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere; condividono il fatto di essere giuristi di primo livello, e quello di essere stati sempre in prima linea nella denuncia dei ‘rischi di autoritarismo’ del Governo berlusconiano (a proposito, sottolineerei come proprio loro, visti come paladini della democrazia, siano i preferiti da parte di attivisti ed elettori del MoVimento Cinque Stelle, da altri accusato esplicitamente di essere una formazione di stampo fascista). Rodotà ha forse qualche possibilità in più, perché più conosciuto al grande pubblico e per aver tenuto negli anni un atteggiamento forse un filo meno militante.

BONINO, ovvero: ‘il jolly’, il nome sul quale potrebbero trovarsi d’accordo veramente tutti (e questo già la mette potenzialmente fuori gioco), se il principio fosse quello del ‘usiamo l’elezione del Presidente della Repubblica per lanciare un segnale di cambiamento all’elettorato’ . Donna e radicale, più volte Ministro, Emma Bonino unisce la popolarità trasversale in Italia (superiore a quella di Prodi) ad un ampio riconoscimento a livello internazionale, dove ha ricoperto incarichi sia all’UE che all’ONU. Emma Bonino al Quirinale sarebbe un sogno che appare troppo, troppo bello per poter diventare realtà e i sogni si sa svaniscono all’alba. Potrebbe avere possibilità concrete se non si limitasse a prendere voti sparsi, ma se divenisse la candidata ufficiale del M5S, o del PDL che potrebbe fare il suo nome per il solo gusto di mettere i bastoni tra le ruote a Prodi.

ALTRI: Di nomi ne sono stati fatti tanti: per il PDL, quelli di Pera o Martino, ma appaiono nomi buttati lì ‘tanto per’; qualche chance in più potrebbe avere Anna Finocchiaro per il PD (che potrebbe anche giocarsi le carte Veltroni o Bindi, dei quali, stranamente, negli ultimi tempi non si parla granché); bisognerà poi vedere cosa farà il MoVimento Cinque Stelle, presso il quale i nomi più gettonati sarebbero quelli di Rodotà, Zagrebelsky e Bonino, cui si aggiungo ipotesi più fantasione come quelle di Strada o Gabanelli; si sono fatti i nomi di De Rita, Presidente del Censis, o delle ex Ministre montiane
Severino e Cancellieri, di Onida, uno dei ‘dieci saggi’ di Napolitano; il mondo della cultura vedrebbe bene il professor Salvatore Settis, in un Paese che solo su cultura, scienza e ambiente può fondare la propria ripresa; sono stati ipotizzati i nomi degli attuali Presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini.
Mi unisco anche io al gioco, buttando lì i nomi, da completa fantascienza, del Nobel Carlo Rubbia e dell’archeologo Andrea Carandini, per il discorso che l’Italia non può non ripartire da scienza o cultura.

Emma Bonino è indubbiamente il nome migliore, che unisce prestigio internazionale a una certa ‘popolarità’ tra gli italiani… i partiti per una volta potrebbero fare uno strappo alla regola e considerare anche gli umori che circolano fuori dal Palazzo, con un atto di ‘riconciliazione’ e diciamocelo anche di immagine; altrimenti ho l’impressione che la Presidenza se la giocheranno Prodi o Marini: il primo, se il PD forzerà la mano per non dare l’idea al proprio elettorato di ‘inciuciare’ col PDL; il secondo se, viceversa, lo stesso PD sceglierà, per quieto vivere non ‘fare tutto da solo’ e scegliere un Presidente che agisca da ‘facilitatore’ nei rapporti col PDL, anche se a ben vedere lo stesso ruolo di ‘pontiere-pompiere’ potrebbe essere coperto efficacemente anche da Emma Bonino.

13 responses to this post.

  1. Il mio preferito è Rodotà o, in alternativa, Zagrebelsky. La Bonino no. Molti si dimenticano che nel 1994 si presentò con Forza Italia con cui è sostanzialmente rimasta alleata fino al 2006.

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    • @Rear, comprendo le tue riserve, ma va ricordato che i radicali hanno sempre avuto come loro caratteristica quella di andare con chi gli garantiva ‘spazi’ per poter portare avanti le loro battaglie. Volendo essere critici, si potrebbe parlare di ‘vendersi al miglior offerente’ e di opportunismo, ma in realtà se è vero che Emma Bonino è stata alleata coi radicali, è altrettanto vero che è stata seduta in Parlamento grazie al PD e mi pare sia anche stata Ministro con Prodi… Certo, modus operandi discutibile, ma insomma, io guarderei anche il curriculum.

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  2. In un ruolo come quello di presidente della repubblica secondo me ci vuole una persona che abbia una formazione politica vera e propria, per questo escluderei gente anche impeccabile come Rodotà o Zagrebesky. Bisogna conoscere davvero bene la macchina politica dello stato per svolgere appieno una funziona come quella di presidente della repubblica, per cui a questo punto direi o un politico navigato come Marini o al massimo la Bonino, anche se dice come dice giustamente RearWindow non bisogna dimenticare che i radicali hanno più volte appoggiato Berlusconi.

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    • @Monsieur: vedi la risposta a Rear: comprendo il punto di vista, ma guarderei anche le indubbie qualità della persona.

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      • vero, infatti non la scarterei a priori, se non altro è un’europeista convinta e, forse proprio perchè è stata anche col centrodestra, una persona abbastanza superpartes.

  3. io voglio Sartori ma nn fa parte di nessun toto presidente su nessun quotidiano…

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  4. oppure quel comunista rivoluzionario, controcorrente, controtutti, barbuto mangia bambini di Cacciari… ; )

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  5. Personalmente sarei contento se venisse eletta la Bonino.

    Donna, grandi battaglie civili, esperienze internazionali… ancora moderatamente giovane rispetto a molti degli altri candidati, sarebbe un punta di discontinuità…

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  6. vabbè, non condivido la ricostruzione su Monti ma poco importa.
    sui tre successivi: credo si tratti per lo più di sparate, poco plausibili.
    Marini ha un certo prestigio, ma non ce lo vedo.
    però qui mi rendo conto di andare tantissimo a simpatia…
    Letta e Berlusconi sono ovviamente impresentabili: non hanno chances, salvo suicidio politico altrui.
    Rodotà-Zagrebelsky sono persone di altissimo spessore intellettuale e morale, ma mi sembra manchino un pò di quell’auctoritas necessaria e della conoscenza dei meccanismi istituzionali ed internazionali.
    idem sulla Bonino che -a mio avviso- ha inoltre l’handicap di essere troppo “laica” (troppo per il paese, oltre che troppo “donna” -SIC!) e di appartenere ad un partito troppo “voltagabbana”, oltreché di non essere affatto nuova nelle istituzioni.

    gli altri nomi mi sembrano veramente improbabili: tutte brave persone, ma poco opportune (come curriculum, gli stessi Veltroni, Bindi e Finocchiaro hanno perso quell’auctoritas necessaria), come competenze (uno che sappia di Costituzione ci vuole: Strada, Settis e Gabanelli per quanto bravi rischierebbero di essere manovrati).

    insomma, siamo abbastanza al buio.
    e la cosa preoccupa anche all’estero.

    inutile dire che a questo punto -come già detto da me- le mie preferenze vanno per Prodi: segnerebbe la definitiva sconfitta del berlusconismo.
    è cattolico, ma “adulto” abbastanza da non farsi condizionare dalla chiesa e da tutelare i diritti civili. capisce di economia ed è stato fra i maggiori riformatori del paese.
    e, specie dopo il voto online, potrebbe anche favorire l’apertura a M5S. ma allora i grillini devono uscire dalla logica degli aut aut….
    si vedrà tutto alla quarta votazione

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  7. Posted by luigi on 17 aprile 2013 at 12:15

    devo dire che anch’io avrei puntato su una figura come Cacciari, e invece ci ritroviamo come candidata la Gabanelli…
    sempre la solita repubblica delle banane

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