MARO’….NNA, CHE FIGURA DI M***A!!!

Riassunto delle puntate precedenti: due fucilieri (anche detti marò in gergo militare) della marina italiana uccidono due pescatori indiani nel corso di un conflitto a fuoco: i due soldati, in missione anti-pirateria a bordo di una petroliera, avevano scambiato l’avvicinamento del peschereccio per un atto ostile. A quanto pare il tutto è avvenuto in acque internazionali, ma la petroliera è stata costretta dalle autorità indiane a seguirle sul proprio territorio: iprimo, originario e macroscopico errore, frutto evidentemente della mancanza o della poca chiarezza delle procedure da seguire in tale situazione. Le autorità indiane ritengono che i due debbano essere processati lì, quelle italiane che la cosa debba essere semmai risolta per vie internazionali.

La questione è stata strumentalizzata nelle settimane successive dalle autorità indiane a fini di propaganda politica; nel frattempo qui da noi si scatenava il cialtronismo di destra (con tanto di magliette a definire i due soldati ‘eroi’ e ‘leoni’) e di sinistra (c’è mancato solo che qualcuno abbia proposto per loro la pena di morte, in virtù del solito ‘terzomondismo d’accatto’… piccola precisazione: l’India Terzo Mondo non lo è più da parecchio).

Così, tra un pietismo del tutto fuori luogo (i due marò non sono stati certo detenuti nella peggiore prigione indiana, ma in una residenza dotata di tutte le comodità, anche con una certa libertà di movimento: ben diverso il caso di Elisabetta Boncompagni e Tommaso Bruno… se non lo conoscete, cercate in giro, si trova ampio materiale a riguardo) e accuse lanciate più o meno a vanvera, dipingendo i due come sanguinari assassini, si arriva alle feste natalizie, quando i due ottengono il permesso di trascorrere qualche tempo con le loro famiglie a casa, dopodiché tornano in India. Accordo analogo viene concluso in occasione delle elezioni, fatto sta che invece in quest’occasione il Governo italiano decide inopinatamente che i due soldati devono restare a casa e che il contenzioso semmai vada risolto da un tribunale internazionale; l’India s’inca**a, e sostiene giustamente che l’Italia non rispetti i patti. Ieri, il Governo decide di rispedire i due fucilieri in India.

Questa la breve  cronistoria di una colossale figuraccia e di una questione gestita in un modo per il quale l’espressione ‘a cozza di cena’ (inversione di consonanti) appare anche generosa, pensando che al Governo non ci sono i soliti ‘politici di casa nostra’ che in genere a competenza lasciano abbastanza a desiderare, ma dei presunti ‘tecnici’, che invece dovrebbero conoscere la materia a menadito, fin nelle pieghe più riposte. Invece, il nulla: tentennamenti, pressapochismo, incapacità di reggere il confronto con l’India, che in quest’occasione ha mostrato – casomai ce ne fosse stato il bisogno – di essere diventata una potenza geopolitica di dimensioni mondiali (basta pensare al modo timido e titubante in qui la questione è stata affrontata anche livello europeo, senza mai andare oltre mere dichiarazioni di circostanza).

Soprattutto, ed è l’aspetto più grave della vicenda, vi è stata totale e completa in capacità di prendere una decisione e di portarla alle estreme conseguenze: si è più o meno traccheggiato durante tutto il periodo di permanenza dei due soldati  in India, per poi fare improvvisamente la ‘voce grossa’ (approfittando però del fatto che i militari  erano tornati a casa), per poi prontamente fare dietrofront e rispedire i marò in India.

Complimenti, davvero: e questo era il Governo che aveva ‘fatto ritrovare all’Italia il prestigio internazionale’: si, come no, si è visto…

6 responses to this post.

  1. reny ‏@renyrome 3h
    @antoniomusotto #Marò che figura di #Bip
    I diritti d’autore per il titolo 😉

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  2. che immaturità.

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  3. Posted by luigi on 23 marzo 2013 at 08:30

    nulla di nuovo direi…ormai ci conoscono tutti…
    concordo sulla figura di m…

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  4. praticamente, quello che ho scritto da me: un figura inqualificabile.
    certo, il rientro dev’essere anche stato dettato dal rischio di vedere l’ambasciatore condannato, uno smacco gravissimo.

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