GRILLO E LE CAMPAGNE ELETTORALI (AMERICANE)

Le reazioni al mio post qui sotto, e le concomitanti elezioni americane, mi hanno portato a qualche riflessione… penso a Grillo a all’accusa che tutti gli imputano, quella di voler evitare il confronto, costringendo al silenzio ‘catodico’ anche i suoi attivisti… penso al concetto di ‘confronto’ che abbiamo in Italia: ormai da anni questo coincide più o meno come partecipare  a un talk show in cui si ripetono sempre le stesse dinamiche… Parla uno, parlano tutti gli altri, dopo venti minuti ti ridanno la parola e nel frattempo il pubblico si è pure scordato di quello che hai detto prima.  In un commento al post precedente qualcuno ha sostenuto che Grillo non evita solo il confronto televisivo,  ma qualsiasi tipo di confronto: ho osservato che di questo non abbiamo ancora la prova: nessuno per esempio ha proposto a Grillo o a chi per lui un dibattito pubblico, che ne so, in Piazza del Popolo a Roma. Poi penso alle campagne elettorali americane, quelle che ogni volta vengono descritte come la massima espressione della democrazie, e mi viene da fare qualche osservazione: ad esempio, il talk show politico non mi pare un ‘genere’ molto praticato nelle televisioni U.S.A. (e anche in quelle di molti altri Paesi mi pare, anzi, ho l’impressione che questo florilegio di programmi tv dove peraltro vanno sempre le solite 15 – 20 persone siano una peculiarità tutta italiana). Le televisioni vengono invece utilizzate – in abbondanza – per trasmettere spot pubblicitari, ovviamente strapagati: a questo punto ci sarebbe molto da dire sulla ‘limpidezza’ della democrazia americana, se alla fine chi più ha soldi più si promuove. Naturalmente si tratta di spot dove altro che ‘civile confronto’, addirittura spesso piuttosto che propositivi sono tutti orientati alla denigrazione dell’avversario… Poi è arrivato Obama, che ha ‘scoperto’ Internet: e infatti nel 2008 Obama ha vinto la campagna elettorale grazie all’uso massiccio della Rete e non ai miliardi spesi per gli spot pubblicitari… In aggiunta, ovviamente al ‘mazzo’ fattosi tenendo comizi in lungo e in largo per gli States… Tutto ciò a me ricorda qualcuno, non so a voi… E i confronti? Già, i confronti: nella tanto osannata democrazia americana, il confronto non è certo il fulcro della campagna elettorale. Certo, i tre dibattiti trai candidati in diretta tv sono autentici ‘eventi’ (a proposito, noi in Italia è un’epoca, dagli ultimi dibattiti Berlusconi -Prodi che non vediamo un confronto del genere), ma poi le statistiche ci dicono che gran parte degli elettori scelgono per chi votare prima dei dibattiti. Come? Non certo coi dibattiti televisivi; piuttosto, coi comizi pubblici, gli spot pubblicitari, Internet. L’impressione, insomma, è che negli U.S.A. nessuno si meraviglierebbe del modo di condurre le campagne elettorali di Grillo; qualcuno dirà che ‘siamo in Italia non negli USA’, ma così comincia il gioco dei ‘distinguo’, degli esempi che sono buoni o cattivi a seconda dei casi.  Resta il fatto che a vedere ciò che accade oltreoceano, Grillo appare tutto, fuorché un alieno… e a ben vedere, sono agli a essere ‘vecchi’.

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4 responses to this post.

  1. personalmente non ho mai considerato quello americano un modello di democrazia.
    non che i talk show siano una soluzione ideale, eh.
    però, di certo, spot e comizi non sono uno strumento di confronto. ed in america tutto questo è aggravato dall’estrema necessità di raccogliere finanziamenti per concorre a qualsiasi elezione.

    aggiungi, se vogliamo portare avanti il paragone con Grillo (che a me non piace, per la semplice ragione che l’Italia non sono gli USA….) che lì i confronti pubblici si svolgono eccome, anche in tv, al momento delle primarie.
    guarda, ad esempio, com’è stato castiganto Jon Huntsman per non essersi presentato al dibattito GOP in Nevada….

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  2. L’Italia nn è gli USA dove piccoli candidati crescono nei singoli stati e all’interno dei due partiti maggioritari. Quando arrivi a correre per la Casa bianca hai tutto il partito alle spalle che presenta al max due candidati e forse una riserva. E basta l’ombra di un sospetto per ritirare la candidatura. Per carità non accetto il paragone con il nostro ‘pollaio’. Quanto a Grillo il suo starnazzare contro tutti (salvando Di Pietro!!!) mi fa paura perchè se è vero quel che pare avranno minimo 80 deputati e giàimmagino il peggio.

    sherazadepuntoacapo

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  3. Mah… a me pare invece che l’esempio di Grillo sarebbe visto con estremo sospetto in America perchè fuori da ogni logica democratica. Rifuggire dai confronti TV infatti non ha CORRISPETTIVO in alcun stato civile (se si fa eccezione della stessa Italia e di berlusconi, il quale le volte in cui veniva dato in vantaggio dai sondaggi ha rifiutato ogni confronto con gli avversari politici). Negli Stati Uniti ci sono stati ben 3 seguitissimi dibattiti televisivi (come da tradizione) fra il Presidente ed il suo antagonista repubblicano, che successivamente sono stati analizzati nei minimi dettagli da giornali e Rete per capire chi avesse tratto guadagno dagli stessi, e chi invece fosse risultato perdente.

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    • Il solo fatto che le campagne elettorali americane sono finanziate da privati e non con soldi pubblici rende Grillo l’unico politicante nostrano socialmente accettabile oltreoceano.

      PS. Gli Statunitensi, a differenza nostra, non dedicherebbero un solo minuto di una qualsiasi trasmissione a Grillo se in parlamento avessero i Lusi e i Batman.
      Razza di allocchi che non siete altro!

      Cordialità
      😉

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