R.I.P. NEIL ARMSTRONG (1932 – 2012)

Quando l’ho saputo, mi è dispiaciuto, sinceramente. Purtroppo la mia generazione non è più riuscita a vedere l’uomo passeggiare sul suolo di un altro pianeta: le previsioni ottimistiche, che volevano l’uomo passeggiare su Marte entro il 2000, per tante ragioni, non si sono avverate. Soprattutto, credo, perché gli U.S.A. dal Vietnam in poi hanno preferito spendere soldi per andare alla guerra in giro per il globo, più che per alimentare il programma spaziale. Peccato. Così, se n’è andato il primo uomo che sia mai sbarcato su un corpo celeste extraterrestre… e resta un pò l’amaro in bocca, proprio perché lo sbarco sulla Luna, avvenuto a fine anni ’60 e poi, mi pare proseguito per qualche anno fino all’inizio dei ’70, non si è più ripetuto: verrebbe quasi da pensare che, pur con tutta la tecnologia, i computer, Internet, i cellulari, il mondo di oggi sia peggiore di quello di 43 anni fa, quando almeno ci fu una ‘spinta’ che portò l’uomo su un altro oggetto spaziale. Ray Bradbury, l’autore di “Cronache Marziane” è morto senza vedere l’uomo scendere su Marte: si  è dovuto accontentare di un paio di ‘macchinine’, seguite proprio in questi giorni da un ‘macchinone’ più grosso. La tecnologia ci ha consentito di osservare una bella fetta (anche se pur sempre infinitesimale) di cosmo, sempre più spesso però maneggiando oggetti standosene protetti al sicuro della nostra cara, vecchia, atmosfera. Il massimo che abbiamo raggiunto è stato costruire un mezzo accampamento prefabbricato nello spazio, la Stazione Spaziale, mandandoci della gente a soggiornare in condizioni peraltro molto disagevoli, per qualche mese; non siamo manco più tornati sulla Luna, per dire (questo mancato ritorno peraltro non fa che avvalorare le ipotesi di chi dice che sulla Luna non ci siamo mai stati). Di esplorare altri pianeti, manco a parlarne: è come se Colombo fosse riuscito a progettare dei satelliti capendo così com’è fatta la Terra, accorgendosi che c’erano pure le Americhe e l’Australia. Il progresso scientifico ci ha dato modo di conoscere molte più cose sul cosmo che ci circonda con molti meno rischi (i vari incidenti che hanno visto coinvolte le navicelle spaziali con la perdita di vite umane hanno contribuito all’idea che l’esplorazione dello spazio circostante è forse meglio affidarla a macchine telecomandate); tuttavia non si può non considerare come tutto questo vada contro l’indole dell’uomo: fin da quando centinaia di migliaia di anni fa in Africa abbiamo cominciato la nostra ‘storia’, non ci siamo mai fermati: abbiamo girato in lungo e in largo il pianeta (e certi anfratti delle profondità sottomarine ancora mancano all’appello), non ci siamo accontentati e siamo saliti fin lassù, sbarcando sul quel disco d’argento che fin dai tempi più remoti rischiara le nostre notti. Poi, ci siamo fermati. Certo, meno di 50 anni sono un attimo nella storia del genere umano e  sono convinto che prima o poi riprenderemo, è nel nostro DNA  e nella nostra ragion d’essere; tuttavia, un pò egoisticamente, mi auguro che questo succeda presto, che la pausa sia breve e permetta anche alla mia generazione di tornare a vedere un sbarco, sia pure il ritorno sulla Luna, anche se si tratterebbe di una replica…

2 responses to this post.

  1. che occasione per dire un sacco di cose…
    concordo sul sentimendo di sincero dispiacere: Armstrong era di fatto un mito che trascendeva le generazioni. anzi, forse esercitava un fascino anche maggiore per chi non ha “vissuto” in diretta quegli eventi.
    non direi che la ricerca si è fermata, ma di certo da allora qualcosa è cambiato nell`approccio allo spazio… è come se si fosse perso un pò l`elemento umano che proprio questi miti avevano.
    un Colombo meccanico non può appassionare altrettanto.

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  2. la tencologia oggi è molto meno umana dei tempi di Armstrong: come dice redpoz, il sapere che un essere umano come noi poteva camminare su un altro pianeta, rendeva la cosa tremendamente affascinante…

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