CONSUNTIVO AZZURRO

Olimpiadi finite (o quasi, al momento manca, credo, il Pentathlon moderno femminile) e facciamo qualche bilancio. Cominciamo dalle note positive:  l’Italia porta a casa 28 medaglie, una in più rispetto a Pechino, interrompendo un trend in calo che durava da Sidney 2000; nel medagliere siamo confermiamo il nono posto di quattro anni fa per numero complessivo di podii,  scaliamo una posizione, dalla nona all’ottava, per ‘qualità’ delle medaglie (ovvero considerando prima le medaglie d’oro, poi quelle d’argento e infine quelle di bronzo). Rispetto a quattro anni fa, all’appello mancano la Vela e il Nuoto (almeno quello in piscina), sebbene siano tornati la Ginnastica e il Ciclismo (c’è da ricordare che a Pechino Rebellin vinse l’argento nella corsa in linea, poi ritiratogli per doping);  per la prima volta da anni (Atlanta ’96, credo), l’atletica in pista fa meglio del nuoto in vasca; per la prima volta da sempre, nel settore delle arti marziali il Taekwondo fa meglio del Judo; l’arte marziale di origine coreana è lo sport che ha dato il miglior rendimento: due atleti in gara, due medaglie. L’Italia vince medaglie tirando di scherma e con l’arco, sparando a bersagli fissi e in movimento, combattendo nelle arti marziali e nel pugilato, pagaiando in un lago o nelle rapide di un fiume, giocando a pallanuoto e pallavolo, pedalando su terreni tortuosi e nuotando in acque aperte, saltando tre volte da una pedana, issandosi su degli anelli ed esibendosi in acrobazie ginniche con sottofondo musicale.  Preoccupante il fatto che in totale in nuoto e atletica, le due discipline – guida dello sport globale, rimediamo complessivamente solo il bronzo di Donato nel triplo. Sentivo per radio un altro dato: il 60 per cento circa dei vincitori italiani di medaglie è over 25, come a dire che è già ora nel pieno della maturità agonistica; sembra manchino le ‘forze fresche’ ,  trainate dalla fantastica Jessica Rossi.  Questo per quanto riguarda le statistiche: per conto mio, credo ci sia da essere soddisfatti: rispettiamo l’obbiettivo minimo di restare tra le prime dieci potenze sportive a livello mondiale, in un contesto che si fa sempre più competitivo; io mi sarei accontentato di una ventina di medaglie, va bene così. Resta però l’impressione che il movimento sportivo italiano continui ad essere caratterizzato da tanta buona volontà dei singoli, ma dalla mancanza di una strategia d’insieme: la sensazione – e qui mi riconnetto al post precedente – è che in Italia ci sia un calcio di livello sempre più infimo che monopolizza l’attenzione e poi vengano gli sport ‘seri’ che si barcamenano alla meglio per ottenere risultati. L’impressione di fondo è che in Italia lo sport, come tante altre cose, non sia considerato un ‘asset strategico’: altrove non è così; nel corso degli ultimi vent’anni, abbiamo assistito alla nascita di autentici ‘fenomeni’ sportivi, come l’Australia, la Corea del Sud, il Giappone: quest’ultimo, pensateci, tanto simile a noi, un paese anagraficamente ‘vecchio’, ma che alle Olimpiadi ha preso 10 medaglie più di noi. Scorrendo il medagliere, ci accorgiamo della crescita dell’Ungheria, dell’Olanda, del Canada, perfino della Nuova Zelanda e del Kazakhstan. La Francia e la Germania sono sempre costantemente sopra di noi: cos’è, genetica? Mangiano meglio? No, è che c’è più cultura: basta pensare come quei Paesi vincano medaglie in sport come la pallamano o l’hockey su prato,  qui da noi ignorati.  Passa il tempo,  i problemi restano gli stessi. Primo:  i genitori che vogliano avviare allo sport i loro figli non hanno guide, la scuola non fa nulla: l’ora di educazione fisica potrebbe essere utilmente usata per comprendere la predisposizione di ognuno. Invece, nulla e il risultato è che magari tanti genitori si illudono sulle doti calcistiche dei loro figli, buttando tempo e soldi. In Italia, sono convinto, abbiamo un esercito di calciatori falliti che sarebbero potuti essere medagliati olimpici.  Secondo: mancano gli impianti: Daniele Molmenti, oro nella canoa – slalom, si deve allenare rischiando l’osso del collo sui torrenti di montagna perché in Italia non esiste un impianto artificiale; altro caso: la madre di Jessica Rossi per anni si è dovuta sobbarcare interminabili viaggi in macchina per accompagnare la figlia agli allenamenti. Per finire c’è la questione del ‘sistema’: ora, io credo che le forze armate, prendendo gli atleti nei loro ranghi e consentendogli di allenarsi e vivere esistenze relativamente tranquille, fanno opera meritoria; credo però che questo sia un sistema superato, che ci debbano essere maggiori incentivi agli investimenti dei privati. Serve insomma una strategia complessiva, anche culturale, che porti lo sport ad avere una ben diversa valutazione da quella attuale: nei prossimi mesi avremo il classico ‘boom’ delle attività sportive che segue ogni Olimpiade; poi dopo qualche mese, complice l’arrivo a valanga del calcio a ottenebrare le coscienze, tutto sfumerà, anche perché poi lo sport è anche e soprattutto costanza  e fatica. Credo sia necessario capire che lo sport deve essere un asset strategico per lo Stato (se non altro, anche solo  perché fare sport consente di essere in salute e quindi di pesare meno sulla sanità nazionale); altrimenti, certo, si potrà anche continuare così, lasciando tutto alla buona volontà delle famiglie (che coi tempi che corrono, di soldi per far fare sport ai loro figli ne hanno sempre meno) o al ‘caso’, come quando ragazzini mandati a nuotare perché troppo gracili diventano campioni. Anche questo è un modo di guardare allo sport, ma non aspettiamoci che in questo modo si riempia il gap che ci separa da Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone e Corea del Sud. Anzi; aspettiamoci di venire presto superati da altri Paesi, nei quali allo sport è dato più risalto rispetto a quanto avvenga da noi.

3 responses to this post.

  1. Concordo sostanzialmente con quello che dici……
    si in effetti il medagliere è positivo considerando la debacle di nuoto e atletica…
    Atletica siamo abituati ormai da sempre, mentre nuoto è stato un disastro, eccetto l’argento della pallanuoto e il bronzo nella 10 km femminile.
    Si qui manca cultura e il problema sono gli italiani stessi che rivolgeranno i loro pensieri allo sport, probabilmente meno pulito di tutti, che è il calcio…..
    Buona serata!

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  2. lo sport come asset strategico, ottima analisi. aggiungo io, non solo per la salute ma anche per la cultura personale.

    concordo sulla mancanza di strategia e sulle critiche ai programmi scolastici: in 5 anni di liceo ho fatto solo 4 sport (tennis, pallavolo, basket, calcetto). se non fosse stato per la mia curiosità e la buona volontà dei miei genitori non mi sarei mai avvicinato a rugby, equitazione, scherma, karate…. insomma: i programmi sono riduttivi e focalizzati solo su pochi sport tradizionali.
    corretto anche quanto dici sugli impianti: persino i CUS sono poca cosa se confrontati con il sistema in Francia o Germania…

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  3. Hai ragione Crimson. Manca programmazione, ruolo della scuola inesistente, strapotere del calcio – fra l’altro di livello sempre peggiore -.

    Mi fa anche arrabbiare che alcuni sostengano che nell’atletica perdiamo perchè non siano neri o dell’altipiano, come se ci fossero solo i 100 metri o la maratona. Perdiamo perchè manca programmazione, perchè non c’è nemmeno più la cura maniacale della tecnica che può permettere di emergere in tantissime discipline (i salti, i lanci, il mezzofondo, la marcia).

    Nel nuoto perdiamo per mancanza di abilità dei tecnici e mancanza di programmazione nazionale. E per divismo degli elementi più forti, che appena vincono qualcosa devono necessariamente andare a parlare di sesso alle Iene e dire la loro su ogni argomento.

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