LAVORO: E’ ORA DI DIRE ‘NO’

Il punto  è proprio questo: siamo arrivati al punto davanti al quale si viene messi davanti al caro vecchio motto “o mangi la minestra, o ti butti dalla finestra”.  Se proprio vogliamo prenderla alla larga, il lavoro – non solo in Italia, ma a livello globale  – non è mai stato svilito come ora negli ultimi 100 – 150 anni. Le uscite da teorie economiche ottocentesche di gente come il sottosegretario Polillo stanno lì a dimostrare la mentalità dell’attuale classe dirigente nei confronti della questione; una bella fetta di responsabilità – è ora di dirla tutta, e fuori dai denti, è anche dei sindacati, che negli ultimi decenni si sono concentrati più sulla tutela di chi il lavoro ce l’ha avuto (i pensionati) che non di chi ce l’ha o ancora lo deve avere; poi vabbè, Cofferati, Epifani, Camusso e compagnia vanno in tv a farsi belli, ma la realtà è quella: se il lavoro negli ultimi anni si è così sviliti è pure colpa loro, e forse è INNANZITUTTO colpa loro, perché poi alla fine l’imprenditore fa il suo interesse, l’etica non va d’accordo col mondo degli affari, per cui se trovi il modo di fare lavorare la gente gratis è tutto di guadagnato… C’è da chiedersi dove fossero i sindacati quando ad esempio,  tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, si diffuse  a macchia d’olio il fenomeno degli ‘stage’ non retribuiti, con la scusa che ‘facevi esperienza’ e poi quest’esperienza si traduceva nel proverbiale utilizzo della fotocopiatrice… quando non parliamo di attività più degradanti come andare  a prendere il caffè al ‘capo’…  E’ davanti agli occhi di tutti che la causa principale della crisi che stiamo vivendo da anni è proprio nello svilimento del lavoro: se la stragrande maggioranza dei soldi ‘prodotti’ nel mondo deriva da altri soldi e non dalla produzione, ne consegue un circolo vizioso in cui il capitale trova sempre nuove strade di remunerazione e il lavoro diventa sempre più marginale. La mia generazione, quella dei nati a cavallo trai ’70 e gli ’80 è abbastanza fortunata, perché ha avuto genitori che in larga maggioranza hanno cominciato a lavorare relativamente presto, accumulando patrimoni che, pur non essendo stratosferici, consentono magari di guardare al futuro con un minimo di speranza in più. Recentemente, mi è capitato di ascoltare un dibattito in cui c’era una persona che ricordava come, fino agli inizi del ‘900, la ‘maturità’ per un uomo coincidesse con la morte del padre e la successione a lui nella conduzione degli affari famigliari: ecco, l’impressione è che si stia ritornando a quel modello. Oggi, per tanti 30 – 40 enni (specie se figli unici) la ‘salvezza’ è costituita propri da quanto ‘costruito’ dai genitori, in assenza della possibilità di costruire altrettanto con le proprie mani: spesso  – è anche il mio caso – oltre alla casa in cui si vive, si è riusciti a comprarne un’altra, non tanto per abitarci, quanto per affittarla e avere una rendita aggiuntiva in casa… Che tale modello, che attualmente costituisce la ‘salvezza’ di tanti, sia sbagliato, non c’è dubbio: quando Monti è entrato al Governo ha strombazzato che avrebbe fatto pesare la tassazione sulla rendita più che sul lavoro, e via con l’IMU; ragionamento sostanzialmente giusto, solo che se poi è accoppiato con una concezione del lavoro da miniera dell’800, beh, tutto l’impianto va a farsi benedire. La questione di fondo è che il lavoro non viene riconosciuto: a sentire certi datori di lavoro, al giorno d’oggi li si dovrebbe ringraziare in ginocchio solo perché ti danno l’opportunità di lavorare (alla base c’è un pò lo stesso discorso della Fornero, secondo cui quella del lavoro in sè è una conquista…). Nel settore dove ‘lavoro’ (parola grossa, visto l’impegno e la remunerazione) dove lavoro io, l’informazione, si è arrivati a risultati paradossali: se non si ha la botta ‘di sedere’ di riuscire a entrare in quale grande organo, la realtà è che per assommare attraverso varie collaborazioni un reddito decente, bisognerebbe scrivere centinaia di articoli al mese. Tutto questo perché?: perché ovviamente dalla metà degli anni ’90 in poi tutti hanno scoperto di voler fare i giornalisti, ma anche perché non sono stati fissati parametri minimi, con un Ordine autoreferenziale che non ha fatto nulla per arginare la situazione; con l’avvento dei blog, e dei giornali online mascherati da blog per poter sfruttare ancora di più i propri lavoratori,  si è arrivati a situazioni ancora più paradossali: recentemente mi è capitato di rispondere a un annuncio, e di sentirmi dire che i contributi sarebbero stati remunerati (una miseria) sono dopo aver superato al soglia dei 300 ‘mi piace’ su Facebook: rendiamoci conto di dove siamo arrivati. La questione allora diventa come arginare tutto questo: di certo non contando sull’etica degli imprenditori, che fanno il loro interesse e se possono pagano poco o ancora meglio non pagano affatto; sul Governo, come detto non c’è da affare affidamento; i sindacati si sono mostrati inadeguati. La risposta sta allora a ‘noi lavoratori’; la risposta è: NO.  Ci hanno messo in una situazione in cui siamo costretti a dire sempre e comunque SI, con la scusa che ‘se non sei tu, è un altro’: se tutti cominciassero a dire NO: no agli stage non remunerati o compensati con cifre irrisorie, no alle collaborazioni e agli articoli pagati una miseria, no alle collaborazioni collegate ai ‘mi piace’ su Facebook, no  a tutti quei lavori, anche in altri settori, per i quali vengono proposti compensi da fame, con la scusa, ‘o tu, o tanto ce n’è un altro’, allora forse le cose comincerebbero a cambiare sul serio. Mi rendo conto che è difficile dire ‘NO’, perché dietro ad ogni ‘SI’, c’è una sicurezza, per quanto fragile, rispetto all’assoluta mancanza di certezze; ma invito tutti a pensare che è proprio con questo ricatto, con questa autentica violenza psicologica che ci hanno fregato… E quindi il caso che noi si cominci a dire ‘NO’ a prescindere, perché non si può accettare sempre tutto; c’è un limite, ci sono dei principi di fronte ai quali non si può recedere: è venuto il momento dare la precedenza  a quei principi cui troppo spesso anche noi siamo stati disposti a derogare per la semplice  e umanissima paura del futuro: è il momento di dire ‘BASTA’ , è il momento di dire ‘NO’.

6 responses to this post.

  1. Weh!
    Guarda io avevo intenzione di contattare tutti gli aspiranti professori per il concorso del TFA che ti permette di avere l’abilitazione all’insegnamento e di passare dalla terza fascia alla prima fascia e dire loro di non iscriversi.
    Per fare questo uno deve essere laureato di secondo livello. Quindi sorge spontaneo cosa serve la laurea di primo livello….
    Tale corso di un anno costa 2500 euro. Si hai letto bene!
    2500 euro. Almeno a Cagliari. Il prezzo oscilla dai 2100 ai 3000 nelle varie sedi. Inoltre per accedere si devono fare vari test per ciascuna materia (matematica-fisica, informatica, scienze per le scuole medie etc. etc.) tutte ciascuna del costo di 120 euro. E tanto abbiamo soldi da spendere……..
    A Ballarò ovviamente non se ne è parlato…..però ogni tanto si parla di scuola….ma non del TfA che a mio avviso è un argomento importante (trattasi delle nuove SSIS).
    Tra l’altro chi è in terza fascia non viene più chiamato perchè non ci sono soldi per pagare i supplenti e le classi quindi rimangono talvolta anche un mese senza un professore.
    Non l’ho fatto perchè stavo pensando anche ad altro, però so di vari colleghi c’hanno proprio rinunciato…….
    Buona domenica!

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  2. Capisco bene ciò che dici, ma non è così facile, non tanto perchè dire NO significa rifiutare una sicurezza, anche minima, ma perchè al tuo NO si sommano invece una valanga di SI..perciò io persona mi metto in gioco, dico NO a quello sfruttamento, tutti gli altri dicono si, io rimango senza lavoro (anche se un lavoro di m**da), e in più vengo anche additata, perfino da amici e familiari, come una persona che non capisce che la realtà ora è così, e che se un lavoro lo vuoi devi pur smetterla di pretendere chissà cosa e venire a patti. E quando andrò a fare colloqui mi mancherà esperienza (anche se da lavori o stage idioti e non pagati), e difficilmente verrò presa in considerazione rispetto a qualcuno che invece ne ha. E alla frustrazione di non trovare lavoro si somma la consapevolezza che ciò che stai facendo non smuove assolutamente nulla..
    E allora come ci comportiamo? Va bene una, due, tre volte provare a farlo, ma persone che devono mantenere dei figli non possono farlo in attesa che gli altri si sveglino..il punto è risvegliare prima la coscienza DI TUTTI rendendo chiaro che SI TRATTA DI SFRUTTAMENTO, è UNA COSA CATTIVA, che se il mio datore di lavoro non mi paga gli straordinari che neanche dovrebbe farmi fare, ma poi mi da un mese di vacanze quando vuole lui, non è che mi sta facendo un regalo..
    Il punto è che si intende la legge come una sorta di traccia da seguire a piacere.. La soluzione credo sia l’istruzione e il risveglio delle coscienze..cominciare a parlarne, sempre di più, senza sosta, come una realtà dovuta e possibile, quella di un mondo lavorativo con leggi chiare e incalpestabili che non solo c’è già (e già averlo sarebbe una boccata di aria fresca) ma può perfino essere migliore..
    e allora li cominceranno i no che porteranno a qualcosa..

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  3. Uops in un tratto non sono stata molto chiara..ho detto del mondo lavorativo con leggi chiare e incalpestabili che c’è già..intendevo dire che per molte persone, soprattutto fuori dall’Italia, c’è, esiste, è reale e soprattutto…è naturale.
    Non è che hanno avuto un’enorme botta di fortuna, che qualche datore di lavoro idiota non si è reso conto che potrebbe sfruttarli, ma che è stato tutto creato da scelte consapevoli..

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    • Emily, in parte concordo con te: il punto è che in molti casi ciò che viene proposto manco consente di farsi una famiglia e mantenere dei figli; poi sono d’accordo anche io, che se non fai esperienza, non puoi progredire: mi pare che sotto il profilo degli stage la Fornero qualcosa abbia detto e fatto, non credo sia abbastanza. Come dici tu, serve comunque un risveglio, in fondo è la stessa cosa che dico e il problema che individui è il medesimo, che a fronte di un no, ci sono i ‘si’ di altri e il giudizio negativo di chi magari hai vicino, ed è questo che è sbagliato, il concetto di ‘ringrazia già di avere un lavoro’: non si può andare avanti con un sistema che fa della rinuncia a qualsiasi riconoscimento – a partire da quello economico – uno dei propri capisaldi: non è scritto da nessuna parte che ‘siccome sto facendo esperienza’, il mio lavoro non deve avere una remunerazione adeguata…

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  4. E’ un cane che si morde la coda.
    Non dovresti dire SI per non assecondare il sistema ma neppure puoi dire NO perchè quei miserabili quattro soldi, ove possibile, ti permettono di non gravare sulla famiglia.
    Bamboccioni? sfigati? mica tutti si possono chiamare Martone o Fornero figlia (per quanto bravi siano).
    Quanto alla risposta qui sopra, è vero tanti passaggi di malcostume non dovrebbero star scritti da nessuna parte ma è così, proprio così e se non cambia il sistema dall’interno con regole ferree non basterà soltanto indignarci.

    sherabuonafortunaesperiamocheVOIvelacaviate

    ps. pare una ‘scemenza’ ma anche Blasco ha detto un sì ‘garantista’ verso la sua compagna (cattivo paragone!)

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  5. @Sherazade: no, il paragone anche se alla lontana : anche in quel caso, purtroppo ci si riduce ad ‘arrendersi’, quando la risposta sarebbe nel far partire dal basso un movimento per cambiare le cose; alla fine siamo di fronte a un’emergenza democratica fatta di leggi che la gran parte dei cittadini cambierebbe, ma che la classe dirigente si ostina a mantenere…

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