L’INFERNO DI ORFEO, “CANZONI DELLA VOLIERA” (HERTZ BRIGADE)

Nella migliore delle ipotesi, si può sottolineare questo disco come prova della indubbia capacità del gruppo di giostrare trai generi, più o meno incurante di qualsiasi necessità classificatoria; a voler essere cattivi, si potrebbe obbiettare che questo saltabeccare da un’idea sonora ad un’altra dà l’idea della mancanza di una ‘bussola stilistica’ che dia modo alla band di focalizzare in maniera più decisa il proprio vissuto musicale.
L’esordio dei torinesi L’Inferno Di Orfeo è uno di quei classici dischi – patchwork, nei confronti dei quali si cambia opinione ad ogni ascolto, una volta colpiti dalla indubbia perizia della band (che la ‘trasversalità’ che caratterizza il disco, va sottolineato, se la può ampiamente permettere, passando agevolmente da una suggestione all’altra), quella successiva un pò disorientati, tanto da chiedersi dove vogliano andare a parare: non poca la carne al fuoco nei dodici brani presenti (con testi, cantati in italiano, improntati ai classici filoni dell’osservazione del ‘se’, del rapporto -sentimentale e non – con ‘l’altro’, e di ‘ciò che gira intorno’): rock e, spesso blues, in chiave elettrica ed acustica, costituiscono l’architrave di composizioni che prendono di volta in volta derive progressive (talvolta con profumi mediterranei), piuttosto che affacciarsi su territori psichedelici, flirtare (anche attraverso l’uso del piano) coi Radiohead, o rifarsi (per loro stessa ammissione) alle sgargianti coloriture della Dave Matthews Band, senza negarsi, in più di un’occasione, qualche rapida escursione in territori più accidentati, sfociando esplicitamente nel metal, e fondendo questo impasto sonoro con la dimensione cantautorale, sulla scia di quanto già sperimentato dalla ‘scena torinese’ degli ultimi anni.
Anche dopo più ascolti, si resta indecisi: un gruppo votato alla versatilità, o che utilizza questa capacità di ‘attraversamento’ per celare un’indecisione stilistica di fondo? Il dubbio resta, e allora: “Canzoni della voliera” piacerà sicuramente a coloro che amano l’attesa su come il gruppo cambierà veste da un pezzo all’altro (ma talvolta anche all’interno dello stesso brano); un pò meno, forse a coloro che invece che da un disco si aspettano una certa ‘coerenza d’insieme’.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

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2 responses to this post.

  1. Posted by luigi on 19 marzo 2012 at 07:23

    io di torinesi conosco solo i SUBSONICA…

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  2. Scusami se mi introduco quà….. la cagnolina è stata ritrovata……………!

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