IL BELLO (E IL BRUTTO) DELLA RAI

Come ogni anno, è partita la solita martellante campagna per il pagamento del canone, con tanto di messaggi in calce ai principali notiziari della tv di Stato. Chiaramente, nella stragrande maggioranza degli spettatori, ciò suscita un vago senso di fastidio, specie per l’attitudine (nemmeno poco…) intimidatoria di certi spot e comunicati. Non è mia intenzione mettermi a disaminare tutti i perché e i percome dell’azienda televisiva di Stato, anche perché le mie competenze in materia arrivano fino a un certo punto; mi limito a osservare come, credo, la necessità stringente sia di scegliere una volta per tutte come la RAI vuole finanziarsi: non si può continuare a far pagare una canone (peraltro ‘mascherato’ da ‘tassa sul possesso degli apparecchi televisivi’) e nel contempo infarcire la programmazione di pubblicità; delle due, l’una: o si intende la RAI come azienda ‘commerciale’, e allora si sostenesse con la pubblicità senza pretendere gabelle di alcun tipo; oppure la si intendesse come servizio pubblico, e allora si facesse pagare solo il canone, beninteso solo a chi vuole vederla: se vuoi vedere la RAI, paghi il canone; se non paghi, ti oscuriamo i canali e guardi tutto il resto, senza l’inutile presa in giro del ‘canone’ inteso come ‘tassa di scopo’ i cui introiti finiscono nelle casse della tv di Stato; ma qui già parliamo di formule, e ognuno ha la sua. Ciò su cui voglio fermarmi è altro: da spettatore che paga il canone, mi chiedo, sono soldi (obbligatoriamente) ben spesi? Ora, fino a qualche anno fa la risposta sarebbe stata del tutto negativa, ma credo bisogni ammettere che negli ultimi anni, con i nuovi canali digitali, le cose sono cominciate a cambiare. Non è mia intenzione difendere la RAI, tuttavia è un fatto che, oltre ai tre canali storici, oggi c’è più ‘vita’.
Il problema, paradossalmente, è proprio che con l’avvento del digitale le tre reti storiche hanno mostrato finalmente tutta la loro pochezza: sui canali aggiuntivi abbiamo visto programmi che la RAI aveva mandato in soffitta da anni, o che non si sarebbe mai sognata di trasmettere: dall’opera lirica all’animazione giapponese, dal David Letterman a una programmazione che, indirizzata ai bambini in età scolare e pre-scolare, era praticamente stata bannata dalle reti principali. Chiaramente non tutto è rose e fiori:
è un fatto ad esempio che sul piano delle serie televisive la Rai lavora un pò di rimessa (avendo però conquistato i diritti in chiaro di Boardwalk Empire o abbia dato spazio a prodotti, validissimi, per quanto di nicchia, come Misfits); sullo sport, si fa di necessità virtù (ma anche qui dopo anni, è tornata la trasmissione in chiaro del campionato di basket); alcuni canali sembrano superflui: RaiPremium, con la sua riproposizione a getto continuo di fiction per lo più mediocri e Rai 5, con una programmazione ‘ibrida’ che si sarebbe potuto benissimo meglio distribuire sugli altri canali appaiono le proposte meno convincenti; sul cinema, vale il discorso dello sport e delle serie: piuttosto che mandare in onda film dallo scarso peso, sarebbe allora stato meglio creare su RaiMovie una programmazione interamente dedicata ai ‘classici’.
RaiNews e RaiStoria sono  forse i canali migliori, come competenza e programmazione, specie considerando la scarsità di mezzi a disposizione.
L’impressione è che comunque molto di buono vi sia, specie se confrontato con RaiUno, rete ‘ammiraglia’, che propone programmi di una pochezza disarmante, RaiDue che – del tutto depotenziata dalla partenza di Santoro, unico programma di peso della rete – solleva grossi dubbi sulla sua necessità (gli unici programmi di un certo ‘peso’ sono le serie, che potrebbero benissimo essere dirottate e concentrate altrove) e una RaiTre che, per quanto unico dei tre canali ‘classici’ a mantenere una qualità della programmazione elevata, comincia a mostrare la corda, mantenendo da anni praticamente lo stesso palinsesto e le stesse ‘facce’.
Quello che voglio dire, insomma, è che rispetto a qualche anno fa, l’arrivo del bollettino del canone può essere accolto dallo spettatore in maniera meno irritata: certo molto ancora c’è da fare: personalmente, riorganizzerei la programmazione, eliminando forse un paio di canali per dare ad esempio maggiori risorse a RaiNews per poter competere con i canali ‘all news’ di Mediaset e Sky, e per concentrare la programmazione, accrescendo la qualità media; dalle tre reti principali non si possono pretendere chissà quali cambiamenti, ma eliminare certi salotti pomeridiani e riorganizzare i palinsesti, non dovrebbe essere difficile: non si capisce ad esempio perché su RaiUno il pomeriggio non possano andare in onda dei film o perché RaiTre abbia il monopolio dei programmi naturalistici, o ancora per quale motivo l’unico programma decente di approfondimento cinematografico sia affidato a Marzullo e mandato in onda in orari improbabili; le critiche potrebbero continuare, poi alla fine ognuno ha la propria personale idea di come dovrebbe essere concepita la RAI. quello che mi premeva sottolineare è che, dopo tutto, qualcosa negli ultimi anni è cambiato, e in meglio: c’è sicuramente più scelta, sono state riempite ‘lacune’ importanti, e la RAI è fortunatamente diventata qualcosa di più rispetto ai soliti, agonizzanti e stantii tre canali.

5 responses to this post.

  1. Non entro nel dettaglio dell’offerta digitale RAI perchè non la conosco. La TV la uso praticamente solo per vedere i DVD, qualche programma di approfondimento politico e poco altro. Sono assolutamente d’accordo con quanto dici a proposito dell’ambiguità del finanziamento della RAI. Peraltro mi pare (credo di non sbagliare) che nessuna altra tv nazionale europea faccia pagare un canone annuo…

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  2. Condivido le tue argomentazioni. Ma anche qui ci troviamo di fronte a una cattivissima gestione dei soldi e delle risorse. Le trasmissioni che io segu(iv)o dalla dandini in seconda serata a Santoro (che puoi dir quel che ti pare:fazioso e quant’altro ma non pi+ di altri) a Report , alla diatriba con Fazio e del contratto rinnovato verbalmente e non nei fatti, ebbene sono (erano) programmi a ‘costo zero’ perchè totalmente ripagati dalla pubblicità perchè uno share alto significa maggiori potenziali acquirenti. Poi magari la più parte dei fruitori di quei programmi di fonte alla ‘beceraggine’ di certi spot se un’ideuzza l’avevano fanno in fretta a perderla.
    Ora che un Celentano (la notizia è di oggi) arrogante, presuntuoso tuttologo per presentare (o presenziare) il festival di sanremo prenda un chaquet di 300mila euro x serata, con un suo disco in uscita che se ne avvanteggerebbe nn poco.

    sheracopritichetiraventofortedatutteleparti 🙂

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  3. ops non ho finito la frase: insomma certo non invoglia a pagare il canone a cuor leggero.
    Cmq suggerisco anche Iris che trasmette ottimi film

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  4. sai già come la penso. il canone si paga solo x’ è una tassa sul possesso del televisore, ad oggi, e io lo pago. La Rai è stata costretta ad alzare il tiro nei suoi spot, se aspetta in questo Paese di parassiti,che la gente paghi il canone di suo x civiltà… potrebbe sparire..
    Poi giustamente si dovrebbe discutere di come male spendono i miei soldi…
    ah giù le mani da Rai 5, dalla bellissima Rai 5. : )

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  5. diciamo che un buon inizio sarebbe di modificare il tetto della raccolta pubblicitaria da un massimo di introiti ad un massimo di tempo giornaliero….
    fatto questo, la RAI potrebbe concorrere sul mercato ad armi pari con gli altri operatori ed il canone potrebbe essere abolito o mantenuto come una vera tassa.
    qualche miglioramento dell’offerta l’avevo notato anche io, soprattutto all’inizio del epoca digitale… ora mi pare molto meno inciviso

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