TALENTSCIO’

Probabilmente dirò cose già dette… del resto, dei cosiddetti ‘talent show’ non ho quasi mai parlato (nè in questi pochi mesi su WP, né negli oltre sei anni su Splinder) ritenendoli degni di poca o nulla considerazione da parte mia… certo, con una buona dose di spocchia e tracotanza, ma d’altronde quando (per mia fortuna) ci si imbatte spesso in tanta bella musica italiana che si sa già da principio probabilmente non godrà mai di una ribalta televisiva, vedere certi ‘fenomeni’ ‘sparati’ in diretta nazionale, dà un discreto fastidio, specie pensando a ciò che poi viene dopo.
Li chiamano ‘talent show’, perché dovrebbero portare alla ribalta il ‘talento’, il ‘merito artistico’… eppure. Eppure, ragionando sugli esiti, ci si accorge che i vincitori dei talent non sono altro che vittime. Certo, avranno l’effimera soddisfazione di qualche mese di notorietà, durante il quale probabilmente se sono fortunati (e scaltri abbastanza per patrimonializzare e non darsi alla bella vita) potranno, forse, radunare i soldi necessari a mettere su casa e a vivere senza troppe preoccupazioni per qualche anno; ma poi? Poi, il nulla, mi pare.
Da quando questo tipo di spettacoli (Amici, X Factor, mettiamoci pure Italia’s got talent) è stato lanciato, non mi pare che abbia prodotto una ‘generazione di fenomeni’: alcuni dei vincitori (per non parlare degli altri, i partecipanti ed esclusi anzitempo nel corso della ‘gara’) hanno avuto modo di prolungare la loro notorietà: ricordo in ordine sparso una Giusy Ferreri cui ha arriso, per un annetto, un certo successo, ricordo qualche vincitore di Sanremo (per quanto vincere Sanremo voglia ormai dire poco o nulla)… poco altro. Nessuno di questi cosiddetti ‘talenti’ è apparso in grado di resistere al passare degli anni, mostrando doti e appunto ‘talenti’, tali da superare la prova del tempo (la più difficile, peraltro, nel mondo musicale: i dischi migliori sono, per definizione, quelli che dopo 10, 20, 30 e più anni mostrano ancora di avere qualcosa da dire, per testi e musica), scrollandosi di dosso l’etichetta di ‘quello che ha vinto a…’
Questo è l’enorme controsenso: si chiamano ‘talent show’, ma alla fine questi programmi sono risultati più o meno inefficaci, se si parla di scoprire persone dotate di capacità che permettano loro di proseguire un’onorata carriera.
L’altro giorno vedevo un servizio riguardo la fresca vincitrice di X-Factor: certo una gran bella voce, ma poi? Poi, la guardi, e pensi che dietro alla vittoria, più che la voce, ci sia un ‘modello’: la giovanissima concorrente la cui età intenerisce, con l’aggiunta di qualche riminiscenza a cavallo tra Cenerentola e il Brutto Anatroccolo, e allora il gioco diventa scoperto… per carità, io le auguro successo e gloria (anche se probabilmente la sua versione di Whole lotta love finirà presto nel dimenticatoio: ricordiamoci che fine ha fatto ad esempio una rocker di razza come Elisa quando è finita tra le mani della Caselli;  in Italia già il rock ha scarsa fortuna per conto suo, figuriamoci quello al femminile…).
Alla fine, è solo e soltanto televisione, audience, ascolti: l’arte è poco più di un pretesto, tutto resta lì, confinato al piccolo schermo, coi concorrenti che almeno, si spera (visto che ormai gli esempi sono numerosi e non uno è riuscito veramente a ‘sfondare’), siano divenuti consapevoli che il massimo che gli può derivare dalla partecipazione – e da un’eventuale vittoria – è un bel gruzzoletto da mettersi in saccoccia… che di questi tempi,  non è comunque poco.

4 responses to this post.

  1. Io non sarei contrario ai talent show, se questi facessero parte di un’offerta musicale televisiva vasta e variegata. Invece la musica in TV si limita ormai solo a questo genere di programmi, che come giustamente fai presente, non sono quasi mai realmente funzionali al lancio di nuovi talenti. Dispiace da una parte l’aridità di un’industria musicale che ormai si appiattisce sul prodotto sicuro e non è più in grado di sostenere sperimentazioni e novità, e dall’altra la diseducazione televisiva che si basa solo su un tipo di programma, quando invece intorno alla musica (e, perchè no, alla sua storia) ci sarebbe molto da dire.

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  2. Oltre ad essere vittime, spesso sono anche mediocri: spesso si premia non il migliore in assoluto, bensì colui che commette meno errori e si attesta su una media alta, senza strafare nulla di eccezionale.
    Il genio, il talento non è questo: per fare l’abusato esempio, Jobs o Gates non verrebbero mai fuori da una simile selezione.
    Come scrivi anche tu: i prodotti culturalmente migliori sono quelli che dimostrano di avere qualcosa da dire, soprattutto nel lungo tempo. Quindi, spesso nell’immediato possono essere incompresi. Ma uno che ha tutto il successo all’istante piacerà mai tra dieci anni?

    Concordo con la tua conclusione: è tutto spettacolo. E’ una finzione ben costruita per affascinare il pubblico, coinvolgerlo nell’idea di un protagonista che viene dal basso e arriva al top grazie all’occasione offerta ed al suo “talento” (formula edulcolorata per dire “merito”). Dopo, di quel talento non resta nulla…

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  3. ho letto ma non posso commentare…non so nemmeno cosa siano, e di tv spazzatura ce n’è già fin troppo in giro….
    meglio un buon documentario sui canali SKY o addirittura una partita del campionato russo,

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  4. È l’inflazione. È che ne so troppi e che ovviamente si dividono la stessa torta di sempre. Metti 40 anni fa si sentivano solo Battisti e Gaetano. Per caritá, bravissimi… ma la concorrenza dov’era? Oggi Siamo tutti capaci, siamo tutti un po´ tristemente famosi per 15 minuti. Woody c’aveva visto giusto!

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