STEPHEN KING – AL CREPUSCOLO

D’accordo, è un pò datato – risale a oltre tre anni fa, il che per uno scrittore prolifico come Stephen King vuole dire che nel frattempo sono usciti altri tre volumi, tuttavia ce la possiamo cavare affermando che ‘i libri non hanno età’ (o altra analoga banalità da bibliofilo che offra il pretesto per parlare del libro in questione).
A voler trovare una pezza d’appoggio più concreta, si può sottolineare come, ad esempio, con questa raccolta King fosse tornato, alla formula del ‘racconto breve’ (quasi tutti gli scritti che compongono la raccolta, sono ‘archiviabili’ in una mezz’oretta di lettura) dopo parecchio tempo. Un ‘ritorno’ attraverso cui King mostra di aver ritrovato il gusto per la forma – racconto, inanellando una serie di storie efficacissime. Il campionario è ottimo e abbondante: maniaci omicidi, gatti che discendono direttamente da Edgar Allan Poe, incubi lovecraftiani, morti che non sanno di esserlo (o forse preferiscono ignorarlo), sindromi ossessivo – compulsive, sogni premonitori, guaritori…
E ancora, se dopo aver letto ‘Cyclette’ i patiti di questo strumento ci penseranno forse un attimo prima di salirvi (se invece siete spiritosi abbastanza, nulla potrà impedirvi di leggere questo racconto proprio durante una ‘pedalata’ da camera), ‘Alle strette’ vi farà passare definitivamente la voglia (se mai vi siete azzardati a farlo…) di usare uno di quei ‘simpatici’ gabinetti prefabbricati che vengono collocati spesso e volentieri ai lati di aree da concerto, o simili; in ‘Area di sosta’ il ‘re’ torna su uno dei suoi argomenti preferiti, il rapporto tra scrittore reale e pseudonimo.
Tuttavia, dovendo scegliere, la palma del migliore e un posto in un ipotetico ‘Best of’ della narrativa breve kinghiana trai tredici racconti qui presenti l’assegnerei ex aequo a due: ‘Le cose che hanno lasciato indietro’ è la storia con cui King ha fatto i conti con la tragedia dell’11 settembre, un omaggio alle vittime che mescola orrore e lirismo;  “Pomeriggio del diploma”  è invece, a mio parere, uno degli apici raggiunti dallo scrittore del Maine (almeno in quanto a racconto breve): seguiamo la protagonista nel corso di una manciata di minuti, mentre di lei King riesce in poche pagine a dirci tutto, condensandone vita, rapporti sociali, aspirazioni… e poi improvvisamente scoppia l’Apocalisse. Come tutte la raccolte di racconti, un volume particolarmente adatto a una lettura agile, che permette di iniziare e finire una storia in un lasso di tempo relativamente breve, da lasciare magari da parte per leggere un racconto una volta ogni tanto, ovviamente d’obbligo per gli appassionati, ma anche per i frequentatori meno assidui del ‘re del brivido’.

RADIOROCK.TO

3 responses to this post.

  1. Di King ho letto nell’ ordine:

    Cell
    Joyland
    Christine la macchina infernale
    22/11/’63
    The Dome
    Ossessione
    Carrie
    Le notti di Salem
    Buick 8

    Sono state tutte e 9 delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’ interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si é soddisfatti di come é andato, ma si é anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Ciò che apprezzo di più di King é l’ empatia che riesce a creare tra il lettore e i personaggi del romanzo. Ad esempio, mentre leggevo 22/11/’63 mi affezionavo profondamente non soltanto al protagonista, ma anche ai personaggi di contorno (Sadie certo, ma anche gli alunni di Jake). E’ davvero un’ abilità non comune.
    L’ anno scorso ho letto un romanzo, “Il vaquero sorridente” di William Hopson, che é praticamente The Dome senza la cupola. E’ infatti la storia di un latifondista che vuol mettere le mani su tutti i terreni possibili e immaginabili, e di un drappello di uomini onesti che tenta di contrastarlo.
    E le analogie non finiscono qui: come Big Jim costituisce una sua “gioventù hitleriana” per controllare le forze di polizia, così anche l’ antagonista de “Il vaquero sorridente” assolda dei sicari che facciano il lavoro sporco al posto suo, e che invece finiscono per creare più problemi di quanti ne risolvano.
    Sicuramente King non ha copiato Hopson, ma i due romanzi sono molto simili nell’ analizzare come l’ ambizione di una singola persona possa far sprofondare nella follia un’ intera comunità. Davvero due libri notevoli.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post (in cui parlo anche di King) ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/08/24/la-fine-di-un-altra-era/. : )

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  2. Grazie a te per la risposta! : )

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